Con la maglia biancoceleste vive anni intensi, alternando gioie e delusioni, ma imponendosi come uno dei centravanti più temuti del campionato italiano. La sua capacità di muoversi tra le linee, di trovare spazi impossibili e di concludere con precisione lo rendono un giocatore difficile da marcare e ancora più difficile da dimenticare per chi lo ha visto giocare.
Il Napoli e il trio magico con Maradona e Ferrario
Il capitolo più luminoso della carriera di Giordano si scrive a Napoli, dove arriva nella prima metà degli anni Ottanta in un momento storico per il club azzurro. È lì che si forma uno dei terzetti offensivi più ammirati del calcio italiano di quegli anni: Maradona, Giordano e Ferrario. Tre giocatori con caratteristiche diverse ma complementari, capaci di creare un sistema di gioco fluido e devastante che mette in difficoltà qualsiasi difesa del campionato.
Con quella squadra e quella coppia d’attacco, Giordano contribuisce in modo determinante alla conquista del primo scudetto della storia del Napoli, nel 1987. Un trionfo che ha cambiato per sempre la storia del club partenopeo e che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva del calcio italiano. Giocare al fianco di Diego Armando Maradona — il più forte di tutti i tempi secondo molti — è un privilegio che pochi hanno avuto, e Giordano è stato uno di quelli capaci di valorizzarlo senza esserne schiacciato.
La Nazionale e il riconoscimento internazionale
La qualità di Giordano non è passata inosservata neanche agli occhi degli allenatori della Nazionale italiana. L’attaccante romano ha collezionato diverse presenze in azzurro, dimostrando di poter reggere il confronto anche a livello internazionale. Un riconoscimento che per un calciatore degli anni Ottanta significava molto, in un’epoca in cui il calcio italiano era considerato il più competitivo e tattico del mondo e la maglia della Nazionale era ambita da decine di attaccanti di altissimo livello.
Dopo il calcio giocato: una vita lontana dai riflettori
Conclusa la carriera da calciatore, Giordano non ha cercato la grande ribalta televisiva o i ruoli di primo piano che spesso attraggono gli ex campioni. Ha scelto una vita più riservata, dedicandosi alla famiglia e seguendo il percorso sportivo dei figli Marco e Rocco, entrambi avviati al calcio professionistico. Una scelta di coerenza con il carattere di un uomo che ha sempre lasciato parlare il campo più delle parole.
Oggi quel silenzio è più pesante che mai. Susanna non c’è più, e con lei se ne va una parte della vita che Giordano aveva costruito con cura e discrezione lontano dai riflettori. Il calcio si stringe attorno a lui e ai suoi figli. Le parole, in certi momenti, possono fare poco. Ma almeno possono ricordare.
