Lutto nel calcio italiano: perdita devastante per Bruno Giordano

Giovanni Poloni

14/04/2026

Una notizia che ha colpito il mondo del calcio italiano con la forza silenziosa del dolore più autentico. Bruno Giordano, ex attaccante che ha scritto pagine importanti della storia della Lazio e del Napoli, ha annunciato sui propri profili social la scomparsa della moglie Susanna. Un addio sobrio, composto, carico di quella tristezza che non ha bisogno di grandi parole per farsi sentire.

Il messaggio di Bruno Giordano

È stato lo stesso Giordano a scegliere i social per dare la notizia, firmando il messaggio insieme ai figli. “Con profondo dolore annunciamo la scomparsa di Susanna, moglie e madre eccezionale, per sempre nei nostri cuori. Ringraziamo tutti per la vostra vicinanza”, si legge nel post. I funerali si terranno venerdì mattina alle ore 11:00 alla Chiesa San Pio X di Piazza della Balduina, a Roma.

Addio Susanna: il calcio piange la moglie di Bruno Giordano, il messaggio sui social

Parole scarne, scritte con la semplicità di chi è sopraffatto dal dolore e non ha bisogno di ornamenti. La firma porta anche i nomi dei figli Marco e Rocco, entrambi avviati al calcio professionistico seguendo le orme del padre, oggi più che mai uniti nel lutto.

Chi era Susanna

Susanna era la seconda moglie di Bruno Giordano. Una presenza discreta, sempre lontana dai riflettori, che non ha mai cercato la visibilità pubblica pur essendo un punto fermo nella vita privata dell’ex campione. Con lei Giordano aveva trovato quella dimensione di stabilità e serenità che spesso chi vive sotto i riflettori dello sport fatica a costruire. Una famiglia solida, due figli, una vita costruita lontano dalle telecamere ma piena di affetto.

La sua scomparsa arriva peraltro in un momento già duramente segnato: nel marzo 2025 era venuta a mancare anche Sabrina Minardi, prima compagna di Giordano e madre della sua prima figlia. Due lutti in poco più di un anno, che raccontano di una vita privata colpita con una crudeltà rara.

Per capire chi è Bruno Giordano bisogna tornare indietro di quarant’anni, alla Roma degli anni Settanta e alle periferie in cui si formavano i campioni a suon di pallonate sui campetti di quartiere. Nato il 7 agosto 1956 nella capitale, Giordano cresce calcisticamente nella Lazio, dove debutta in Serie A giovanissimo e dove inizia a costruire quella reputazione di attaccante tecnico, imprevedibile e prolifico che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera.

Con la maglia biancoceleste vive anni intensi, alternando gioie e delusioni, ma imponendosi come uno dei centravanti più temuti del campionato italiano. La sua capacità di muoversi tra le linee, di trovare spazi impossibili e di concludere con precisione lo rendono un giocatore difficile da marcare e ancora più difficile da dimenticare per chi lo ha visto giocare.

Il Napoli e il trio magico con Maradona e Ferrario

Il capitolo più luminoso della carriera di Giordano si scrive a Napoli, dove arriva nella prima metà degli anni Ottanta in un momento storico per il club azzurro. È lì che si forma uno dei terzetti offensivi più ammirati del calcio italiano di quegli anni: Maradona, Giordano e Ferrario. Tre giocatori con caratteristiche diverse ma complementari, capaci di creare un sistema di gioco fluido e devastante che mette in difficoltà qualsiasi difesa del campionato.

Con quella squadra e quella coppia d’attacco, Giordano contribuisce in modo determinante alla conquista del primo scudetto della storia del Napoli, nel 1987. Un trionfo che ha cambiato per sempre la storia del club partenopeo e che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva del calcio italiano. Giocare al fianco di Diego Armando Maradona — il più forte di tutti i tempi secondo molti — è un privilegio che pochi hanno avuto, e Giordano è stato uno di quelli capaci di valorizzarlo senza esserne schiacciato.

La Nazionale e il riconoscimento internazionale

La qualità di Giordano non è passata inosservata neanche agli occhi degli allenatori della Nazionale italiana. L’attaccante romano ha collezionato diverse presenze in azzurro, dimostrando di poter reggere il confronto anche a livello internazionale. Un riconoscimento che per un calciatore degli anni Ottanta significava molto, in un’epoca in cui il calcio italiano era considerato il più competitivo e tattico del mondo e la maglia della Nazionale era ambita da decine di attaccanti di altissimo livello.

Dopo il calcio giocato: una vita lontana dai riflettori

Conclusa la carriera da calciatore, Giordano non ha cercato la grande ribalta televisiva o i ruoli di primo piano che spesso attraggono gli ex campioni. Ha scelto una vita più riservata, dedicandosi alla famiglia e seguendo il percorso sportivo dei figli Marco e Rocco, entrambi avviati al calcio professionistico. Una scelta di coerenza con il carattere di un uomo che ha sempre lasciato parlare il campo più delle parole.

Oggi quel silenzio è più pesante che mai. Susanna non c’è più, e con lei se ne va una parte della vita che Giordano aveva costruito con cura e discrezione lontano dai riflettori. Il calcio si stringe attorno a lui e ai suoi figli. Le parole, in certi momenti, possono fare poco. Ma almeno possono ricordare.