Von der Leyen annuncia la nuova app europea: funziona come il green pass

Giovanni Poloni

16/04/2026

Von der Leyen annuncia che l'app europea per verificare l'età sui social è pronta. Funziona come il green pass Covid, è anonima e già testata in Italia. Niente più bambini su TikTok e Instagram senza controllo

Ursula von der Leyen ha scelto le parole con cura: “È per i genitori crescere i propri figli. Non per le piattaforme”. E per mettere in pratica questo principio, la Commissione europea ha annunciato che l’app per la verifica dell’età è pronta. Non ancora disponibile sugli store — la distribuzione pubblica arriverà più avanti — ma tecnicamente completata, testata in sette Paesi europei, Italia compresa, e pronta a diventare il nuovo strumento con cui l’Ue intende proteggere i minori online.

Il modello green pass applicato all’età

Chi ha vissuto la pandemia conosce già il meccanismo. Il certificato Covid digitale attestava l’avvenuta vaccinazione senza rivelare nulla sulla storia clinica del possessore. Questa app funziona esattamente nello stesso modo, applicando la stessa logica alla verifica dell’età: si scarica sul telefono, si configura con il passaporto o la carta d’identità, e da quel momento consente di dimostrare il superamento di una soglia di età per accedere ai servizi online — senza rivelare il nome, senza lasciare tracce, senza permettere il tracciamento.

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“In parole semplici è completamente anonima: gli utenti non possono essere tracciati”, ha spiegato von der Leyen. Stando a quanto detto, il codice è open source, una scelta che garantisce trasparenza totale e permette anche a Paesi fuori dall’Ue di adottare lo stesso standard. L’app fa parte di un progetto più ambizioso: sarà uno dei tasselli del portafoglio d’identità digitale europeo atteso per la fine del 2026.

Già testata in Italia: com’è andata

Non è un progetto sulla carta. Il prototipo è stato lanciato nel luglio 2025 e testato inizialmente in cinque Paesi: Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca. Successivamente si sono aggiunti Cipro e Irlanda. Un test su scala reale che ha permesso di affinare il sistema e correggere le criticità prima dell’annuncio pubblico. Il fatto che l’Italia sia tra i Paesi pilota non è un dettaglio secondario: significa che il sistema è già stato misurato sul contesto italiano, con le sue specificità tecniche e normative.

Il problema: oggi ogni Paese fa da sé