Fino ad oggi la protezione dei minori online è stata gestita in ordine sparso. Francia e Portogallo hanno già introdotto limiti d’età per l’accesso ai social: Parigi sotto i 15 anni, Lisbona sotto i 13. Altri Paesi stanno valutando misure simili, ciascuno con regole proprie. Il risultato è una frammentazione che si autodistrugge: un minore bloccato in un Paese può aggirare il divieto con un account registrato in un altro.
L’obiettivo dell’Ue è azzerare questa frammentazione con uno scudo uniforme su tutti e 27 i Paesi membri. La Commissione istituirà il mese prossimo un meccanismo di coordinamento per garantire soluzioni tecniche compatibili tra loro. “Abbiamo bisogno di un approccio europeo armonizzato”, ha detto von der Leyen. Tradotto: o si fa insieme, o non funziona.
I giganti digitali nel mirino
Dietro l’annuncio c’è anche una partita politica di dimensioni ben più grandi. Un’app europea per la verifica dell’età che funziona su tutte le piattaforme tocca direttamente gli interessi dei colossi digitali americani — Meta, TikTok, Google, Snapchat — che fino ad oggi hanno gestito in modo autonomo e spesso opaco il controllo dell’accesso dei minori. Avere uno strumento tecnico funzionante è la premessa indispensabile per qualsiasi intervento legislativo futuro: non si possono imporre obblighi senza avere prima una soluzione pratica da offrire.
L’Europa quella soluzione adesso ce l’ha. Resta da vedere se i colossi del digitale si adegueranno spontaneamente o se servirà una spinta normativa più decisa. Ma il primo passo, quello tecnologico, è fatto. E i big del tech lo sanno.

