Quel cunicolo senza uscita e l’aria che finiva: emerge la terribile ipotesi sui cinque sub

Francesco Meletti

22/05/2026

Per chi pratica immersioni tecniche, il mare rappresenta spesso molto più di una semplice passione. Le grotte sommerse, in particolare, sono considerate tra gli ambienti più affascinanti e pericolosi della subacquea: luoghi dove orientamento, gestione dell’aria e lucidità mentale diventano fondamentali per riuscire a tornare in superficie.

Ed è proprio in uno scenario simile che si è consumata la tragedia costata la vita a cinque sub italiani nella grotta di Dekunu Kandu, alle Maldive. Mentre proseguono le indagini italiane e maldiviane, emergono nuovi dettagli su ciò che potrebbe essere accaduto durante l’immersione.

L’inchiesta sulla morte dei cinque sub italiani

Dopo il recupero dei corpi di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e della guida subacquea Gianluca Benedetti, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per chiarire la dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità.

Gli investigatori stanno analizzando tutto il materiale recuperato dopo la tragedia: computer subacquei, bombole, mute, torce, telecamere e sistemi di navigazione utilizzati durante l’immersione.

Sotto sequestro sono finiti anche telefoni cellulari e dispositivi elettronici recuperati dalla nave Duke of York, utilizzata dal gruppo durante la spedizione alle Maldive.

Parallelamente continuano gli accertamenti delle autorità maldiviane, che hanno raccolto anche le testimonianze dei sub finlandesi intervenuti nelle operazioni di recupero all’interno della grotta.

Operazioni di recupero nella grotta subacquea alle Maldive

Il cunicolo che avrebbe disorientato il gruppo

Secondo le prime ricostruzioni, la tragedia si sarebbe consumata nella seconda camera della grotta di Dekunu Kandu, un ambiente particolarmente complesso dal punto di vista tecnico.

A descrivere la struttura è stata Laura Marroni, amministratrice delegata di Dan Europe, l’organizzazione che ha coordinato il team specializzato impegnato nel recupero dei corpi.

La grotta sarebbe composta da due grandi camere collegate da un corridoio lungo circa trenta metri, con passaggi stretti e profondità che raggiungono i sessanta metri.

Dopo aver attraversato la prima cavità, i cinque sub italiani sarebbero entrati nella seconda camera, dove avrebbero poi perso l’orientamento durante il ritorno.

Secondo gli esperti, la visibilità ridotta e gli effetti ottici provocati dalla sabbia sollevata sul fondale potrebbero aver reso difficile individuare il cunicolo corretto per uscire.

Il gruppo avrebbe così imboccato un secondo passaggio laterale, rivelatosi però senza via d’uscita.

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