Nel caso del Roland Garros, la terra rossa del campo avrebbe amplificato ulteriormente la sensazione di calore, aumentando lo stress fisico per gli atleti impegnati nelle ore più calde della giornata.
Per questo motivo la Sima chiede protocolli più severi nei grandi tornei internazionali. Gli esperti sollecitano controlli ambientali più rigorosi, pause supplementari, personale medico specializzato e sistemi di raffreddamento immediati da utilizzare prima che compaiano sintomi evidenti.
Secondo Alessandro Miani, la tutela della salute non può essere lasciata soltanto alla percezione soggettiva dei giocatori, soprattutto in uno sport dove spesso gli atleti tendono a superare i propri limiti pur di restare in partita.
Il caso Sinner riapre così anche il dibattito sul calendario del tennis moderno e sulle condizioni climatiche sempre più estreme affrontate dagli sportivi. Negli ultimi anni diversi giocatori avevano già denunciato le difficoltà di competere con temperature elevate, ma quanto accaduto a Parigi ha reso il problema ancora più evidente.
La sconfitta dell’azzurro contro Cerundolo rischia quindi di passare in secondo piano rispetto alle domande che ora si pongono medici, preparatori e organizzatori dei tornei: fino a che punto il caldo può mettere in pericolo la salute degli atleti?
Una domanda che, dopo il crollo improvviso di Sinner sul campo del Roland Garros, appare oggi più attuale che mai.



