Secondo Romano Prodi, la politica occidentale sta attraversando una trasformazione profonda: non è più l’economia il principale fattore che orienta il voto degli elettori, ma l’identità. Un cambiamento che, a suo giudizio, la sinistra non ha ancora compreso pienamente.
L’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea riflette su questo passaggio nel saggio La stagione dell’identità, spiegando come le promesse economiche non bastino più a costruire consenso. L’economia resta importante nella vita quotidiana delle persone, ma non rappresenta più il motore decisivo delle scelte politiche.
La politica dell’identità
Prodi osserva che slogan semplici e simbolici, capaci di evocare appartenenza e sicurezza, riescono oggi a unire elettorati molto diversi. È una dinamica visibile non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, dove movimenti nazionalisti e populisti hanno rafforzato il proprio consenso facendo leva su elementi identitari e sulla nostalgia del passato.
Secondo l’ex premier, il fenomeno è particolarmente evidente nei Paesi dell’Europa orientale, dove l’integrazione europea ha portato crescita economica e miglioramento delle condizioni sociali, ma ha anche generato il timore di perdere tradizioni e radici culturali. Quando prevale la paura, spiega, le società tendono a chiudersi e a cercare protezione nell’identità nazionale.
Le difficoltà della sinistra
Nel suo ragionamento, Prodi individua una difficoltà strutturale delle forze progressiste nel parlare alle comunità più colpite dai cambiamenti economici e sociali. In molte aree segnate dalla deindustrializzazione, la perdita del lavoro non significa solo riduzione del reddito, ma anche perdita di ruolo e riconoscimento sociale.