
Gianfranco Fini è intervenuto nel confronto politico dopo che Matteo Salvini ha definito il generale Roberto Vannacci «un traditore come Fini». L’ex presidente della Camera ha respinto l’accostamento, ricostruendo il proprio percorso e contestando la ricostruzione del leader della Lega. Le dichiarazioni sono contenute in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale Fini ripercorre la rottura con Silvio Berlusconi e distingue quel passaggio dalla tensione interna che oggi coinvolge Salvini e Vannacci.

Fini contro il paragone con Vannacci: «Il paragone non sta in piedi»
Fini ha definito l’uscita di Salvini una semplificazione, attribuendo al leader leghista un approccio comunicativo improntato alla rapidità più che all’approfondimento. «La cifra della comunicazione di Salvini è sempre stata la superficialità», ha affermato. E, sul punto centrale, ha ribadito: «Il paragone tra me e Vannacci non sta minimamente in piedi».

Salvini vs Fini: il dibattito sul “tradimento”
L’ex leader di Alleanza Nazionale ha quindi ricostruito i fatti relativi alla sua permanenza nel Popolo della Libertà, sostenendo di non aver lasciato quel progetto per scelta personale. «Io non me ne sono andato dal Pdl che avevo contribuito a fondare», ha dichiarato, aggiungendo che la rottura avvenne in conseguenza delle posizioni espresse e delle richieste avanzate dall’allora leadership, legate anche al ruolo istituzionale che ricopriva.
La rottura con Berlusconi: la ricostruzione dell’ex presidente della Camera
Nel ricostruire quella fase, Fini ha richiamato il noto scambio «che fai, mi cacci?», indicandolo come uno spartiacque politico. Nei giorni successivi, ha spiegato, si sarebbe consumata una separazione che lui definisce un licenziamento politico. «Ebbe fine in modo traumatico uno stretto rapporto politico e personale di quindici anni», ha ricordato, facendo riferimento alla collaborazione che aveva portato Berlusconi a Palazzo Chigi e la sua area politica al governo.
Fini ha escluso l’idea di un tradimento, inquadrando l’epilogo come conseguenza di una frattura politica ormai irreversibile. «Non ci furono né traditi né traditori, fu l’epilogo di una frattura politica», ha affermato.