Il motivo principale è soprattutto la posizione sulla guerra in Ucraina, tema su cui Picierno si mostra intransigente. L’eurodeputata respinge ogni ambiguità verso quello che definisce il “fascismo putiniano” e verso gli estremismi.
Per lei, è proprio a Kiev che oggi si gioca la partita decisiva per la credibilità e il futuro delle democrazie europee. Un fronte sul quale, a suo giudizio, una parte del dibattito politico italiano sarebbe rimasta colpevolmente ambigua.
L’affondo sui silenzi
Particolarmente tagliente il passaggio dedicato proprio al confronto italiano. Picierno ha dichiarato di osservare con stupore i distinguo e i silenzi che, a suo dire, caratterizzano il dibattito interno sull’Ucraina.
Un’accusa che suona come un atto di rottura definitivo nei confronti di chi, dentro il suo ex partito, non avrebbe assunto una posizione abbastanza netta su una questione che lei considera identitaria per ogni forza democratica.
Le conseguenze per il partito
L’uscita di una figura del peso di Picierno rappresenta un duro colpo per il Pd, soprattutto sul versante riformista, da tempo in attrito con la segreteria. La sua decisione rischia di riaccendere lo scontro interno su identità, alleanze e collocazione politica.
Ora la grande incognita riguarda il futuro: quale sarà il “qualcosa di nuovo” annunciato dall’eurodeputata, e soprattutto se altri esponenti dell’area riformista sceglieranno di seguirla. Una cosa è certa: il suo addio inietta nuova tensione in un centrosinistra già diviso, proprio mentre all’orizzonte si profilano importanti appuntamenti elettorali.



