Caso ricina, la svolta nelle indagini: i sospetti si concentrano su una persona

Francesco Meletti

13/07/2026

Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Iersi e della figlia Sara Di Vita, decedute lo scorso dicembre a Pietracatella dopo essere state avvelenate con la ricina. Gli investigatori continuano a lavorare per chiarire chi abbia somministrato la sostanza e con quali modalità, mentre dagli ultimi sviluppi emerge che gli inquirenti ritengono di essere sempre più vicini a una svolta.

Nel corso della trasmissione Morning News sono stati illustrati i più recenti sviluppi dell’inchiesta, con nuovi accertamenti che hanno interessato la Questura di Campobasso.

Le nuove verifiche degli investigatori

Secondo quanto emerso, nelle ultime ore tre persone sono state convocate in Questura per essere ascoltate. Nei giorni precedenti la Polizia ha inoltre effettuato un’ispezione nel centro di Pietracatella nell’ambito delle attività investigative.

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Durante la trasmissione è stata riportata anche una frase attribuita a una fonte investigativa, secondo la quale gli inquirenti avrebbero già individuato il possibile responsabile dell’omicidio, ma sarebbero ancora alla ricerca delle prove scientifiche necessarie per consolidare il quadro accusatorio. Si tratta di una dichiarazione non ufficiale che, al momento, non trova conferma in atti giudiziari.

La perizia sulla ricina

Un elemento centrale dell’inchiesta è rappresentato dalla perizia autoptica, composta da circa 900 pagine, già depositata alla Procura di Larino. Gli accertamenti confermano che entrambe le vittime sono morte a causa dell’assunzione di dosi letali di ricina.

Proseguono anche le analisi affidate agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, incaricati di esaminare campioni biologici e alimenti sequestrati per individuare con precisione l’origine del veleno e le modalità attraverso cui sarebbe stato ingerito.

Secondo i risultati dell’autopsia, la ricina sarebbe stata assunta tra il 23 e il 24 dicembre, probabilmente per via orale. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni passaggio che possa spiegare come il veleno sia arrivato alle due donne.

I sospetti e le verifiche sui cellulari

L’attenzione degli investigatori sarebbe concentrata su quattro persone, anche se al momento non risultano comunicazioni ufficiali relative a iscrizioni nel registro degli indagati.

Nel corso delle indagini sono state ascoltate numerose persone informate sui fatti, tra cui anche il parroco don Stefano Fracassi, che potrebbe aver fornito elementi utili sulla situazione personale della vittima nei mesi precedenti alla tragedia.

Parallelamente proseguono le verifiche tecniche sui telefoni cellulari per ricostruire gli spostamenti delle persone coinvolte. Gli accertamenti si sono concentrati anche nell’area del Lago di Occhito, attraverso l’analisi delle celle telefoniche.

La piantagione di ricino e il possibile movente

Nel corso degli approfondimenti è stata mostrata anche un’area in cui cresce spontaneamente il ricino nei pressi del Lago di Occhito. Secondo quanto emerso, la presenza della pianta dimostrerebbe che reperire la materia prima necessaria alla produzione della ricina non sarebbe particolarmente difficile.

Gli investigatori hanno esteso i sopralluoghi anche ad altri comuni della provincia di Campobasso per verificare ulteriori elementi raccolti durante l’inchiesta.

Tra le ipotesi investigative al vaglio vi è anche quella di un movente maturato nell’ambito della cerchia familiare o delle persone più vicine alle due vittime. Si tratta, tuttavia, di una pista ancora in fase di approfondimento e non confermata da provvedimenti giudiziari.

Il ricordo del sindaco

Nel corso della trasmissione è intervenuto anche il sindaco di Macchia Valfortore, Gianfranco Paolucci, che ha ricordato Antonella e il marito come una coppia serena e molto unita.

Il primo cittadino ha inoltre spiegato che il ricino presente nella zona non rappresenta una coltivazione organizzata, ma una pianta spontanea conosciuta da tempo nel territorio, probabilmente utilizzata in passato anche in ambito agricolo.