Mamma e figlia avvelenate, ora cambia tutto: si stringe il cerchio

Francesco Meletti

25/05/2026

Le indagini sul duplice avvelenamento da ricina che ha provocato la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi entrano in una fase decisiva. Le due donne persero la vita lo scorso dicembre nella loro abitazione di Pietracatella, in Molise, dopo aver ingerito la sostanza tossica. A distanza di mesi, gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire ogni dettaglio della vicenda e individuare eventuali responsabilità dietro una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità.

Nelle ultime ore l’attenzione degli inquirenti si è concentrata soprattutto sui dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione delle vittime. Telefoni cellulari, computer, modem e tablet sono ora al centro di approfonditi accertamenti informatici disposti dalla Procura di Campobasso.

Le analisi sui dispositivi elettronici

Negli uffici della Questura di Campobasso gli specialisti dello Sco hanno avviato le operazioni di estrazione e analisi dei dati contenuti nei dispositivi appartenuti alle due donne. L’obiettivo è verificare eventuali collegamenti con la ricina e ricostruire i movimenti, le abitudini e i contatti delle vittime nei giorni precedenti al decesso.

Gli investigatori stanno passando al setaccio le conversazioni WhatsApp, i messaggi sui social network e le ricerche effettuate online tra il 25 e il 28 dicembre, periodo in cui madre e figlia iniziarono ad accusare i primi sintomi. Particolare attenzione viene riservata a eventuali ricerche legate alla sostanza tossica o a contatti sospetti che potrebbero aiutare a chiarire cosa sia realmente accaduto durante le festività natalizie.

Gli accertamenti riguardano anche le abitudini alimentari delle due donne e i cibi consumati nei giorni precedenti alla tragedia. Gli inquirenti vogliono capire se il veleno possa essere stato introdotto durante i pranzi o le cene natalizie, ipotesi che resta una delle piste principali dell’inchiesta.

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