A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, c’è un dettaglio che continua a colpire e a far discutere: i genitori di Chiara Poggi vivono ancora nella stessa casa in cui la figlia è stata uccisa.
Una scelta difficile da comprendere per molti, che riporta inevitabilmente alla tragedia del 13 agosto 2007, quando la giovane venne assassinata tra l’ingresso e le scale della villetta di via Pascoli.



Una casa rimasta ferma nel tempo
Giuseppe Poggi e Rita Preda non hanno mai lasciato quella abitazione. Non solo: secondo quanto raccontato, nulla è stato cambiato nel corso degli anni.
Gli ambienti sono rimasti gli stessi, quasi cristallizzati, come se il tempo si fosse fermato a quel giorno. Un elemento che ha colpito anche chi ha visitato la casa.
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Il giornalista Gianluigi Nuzzi, durante una puntata di Quarto Grado, ha sottolineato proprio questo aspetto: la normalità apparente di una casa che però non può non riportare, ogni giorno, al ricordo di quella tragedia.
La domanda: perché restare?
È una domanda che in molti si fanno: perché continuare a vivere in un luogo così carico di dolore?
Istintivamente, si potrebbe pensare che allontanarsi sia la scelta più naturale, quasi necessaria per riuscire ad andare avanti.
E in effetti, nella maggior parte dei casi, è proprio così.
La spiegazione di Massimo Picozzi
A offrire una chiave di lettura è stato Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo, intervenuto sul tema durante la trasmissione.
Secondo l’esperto, restare in un luogo legato a un trauma così forte è raro, perché spesso le persone sentono il bisogno di allontanarsi per proteggersi dal dolore.
I genitori di Chiara Poggi sono rimasti in quella villetta dove è avvenuto l’omicidio e non hanno cambiato quasi nulla da allora.
Abbiamo chiesto al prof Picozzi cosa potrebbe significare questa reazione#Quartogrado pic.twitter.com/usD2n66YDf
— Quarto Grado (@QuartoGrado) April 3, 2026
Ma esiste anche un’altra interpretazione, più profonda e meno immediata. Vediamola nella prossima pagina.
