Garlasco, perché i genitori di Chiara Poggi vivono ancora nella casa del delitto

Giovanni Poloni

04/04/2026

In alcuni casi, lasciare quel luogo può essere vissuto come un tradimento”, ha spiegato Picozzi.

“Non lasciarla sola”

È proprio questo il punto centrale. Restare nella casa non significherebbe non riuscire a superare il trauma, ma mantenere un legame con la persona scomparsa.

Non si può lasciare sola Chiara”, è il senso della spiegazione dello psicologo.

Anche se in quella casa non c’è più nulla di materiale che appartenga alla vittima, il luogo diventa simbolicamente uno spazio condiviso, un modo per continuare a sentirla presente.

Un dolore che continua nel tempo

Il caso Garlasco, già segnato da anni di indagini e polemiche, resta quindi anche una storia profondamente umana.

I genitori di Chiara si sono sempre detti convinti della colpevolezza di Alberto Stasi, condannato a 16 anni, e contrari alla riapertura del caso.

Nel frattempo, però, una nuova inchiesta ha riacceso i riflettori, con Andrea Sempio indagato per concorso in omicidio.

Ma al di là delle dinamiche giudiziarie, c’è una realtà che non cambia: quella casa, quella scelta, e un lutto che non ha mai trovato una vera conclusione.

Una scelta che divide

Restare o andare via: non esiste una risposta giusta per tutti.

C’è chi vede in questa decisione una forma di forza e chi invece la interpreta come un legame impossibile da spezzare.

Quello che emerge, però, è un elemento chiaro: il dolore non segue schemi e ogni persona trova il proprio modo per conviverci.

Nel caso dei genitori di Chiara Poggi, quel modo passa anche da una casa che, per molti, sarebbe impossibile abitare, ma che per loro rappresenta ancora un punto di riferimento.