Italia ripescata ai mondiali, è possibile. La notizia è appena arrivata: “Già se ne parla.”

Francesco Meletti

02/04/2026

L’Italia si trova ancora una volta sospesa tra la cruda realtà del campo e le suggestioni di un regolamento che sembra scritto apposta per alimentare i sogni dei più nostalgici. Mentre l’intero movimento calcistico nazionale vive uno dei suoi momenti più bui, con le dimissioni di vertice che si susseguono e l’amarezza per la sconfitta contro la Bosnia ancora fresca, emerge una voce sorprendente che arriva direttamente dal Medio Oriente. René Meulensteen, attuale vice allenatore dell’Iraq, ha infatti gettato benzina sul fuoco delle speranze azzurre citando alcune indiscrezioni che circolerebbero negli ambienti internazionali. Secondo queste voci, la FIFA starebbe valutando la possibilità di inserire l’Italia nel tabellone dei Mondiali 2026 qualora dovesse rendersi necessario un ripescaggio d’urgenza.

Il retroscena delle dichiarazioni irachene

Le parole del tecnico olandese, pronunciate durante la sua partecipazione al podcast britannico TalkSPORT, risalgono in realtà a circa tre settimane fa, ma la loro portata è tornata prepotentemente d’attualità oggi. Meulensteen ha spiegato che nel periodo precedente alla qualificazione ufficiale dell’Iraq esisteva un timore concreto che la federazione internazionale potesse preferire un grande nome europeo a una compagine asiatica in caso di defezione di una delle partecipanti. Il contesto è quello legato all’Iran, la cui presenza alla kermesse americana è costantemente messa in discussione dalle tensioni geopolitiche internazionali. Il vice allenatore ha ammesso che il nome dell’Italia circola con insistenza perché rappresenterebbe per la FIFA una garanzia di appeal commerciale e di spettacolo che nessun’altra esclusa potrebbe offrire in questo momento storico.

La discrezionalità della Fifa nel regolamento

Sebbene possa sembrare una semplice suggestione da bar, la tesi di un ripescaggio poggia su basi burocratiche piuttosto solide che lasciano ampio margine di manovra a Gianni Infantino e ai suoi collaboratori. L’articolo sei delle normative ufficiali per la Coppa del Mondo 2026 stabilisce infatti che la decisione finale sulla sostituzione di una squadra esclusa spetta esclusivamente alla FIFA, che può agire a propria totale discrezione. Non esiste un vincolo geografico o di confederazione che obblighi i vertici del calcio mondiale a pescare un sostituto nello stesso continente della nazione che rinuncia o viene estromessa. Questo significa che, tecnicamente, non ci sarebbe alcun ostacolo formale nel preferire la dodicesima squadra del ranking mondiale, ovvero l’Italia, a una nazionale asiatica come gli Emirati Arabi Uniti.

Nonostante il quadro regolamentare lasci la porta aperta a scenari clamorosi, la realtà dei fatti sembra purtroppo remare in una direzione opposta. L’Italia di oggi è una squadra che ha fallito l’appuntamento sportivo sul campo, uscendo sconfitta in una serata drammatica a Zenica che ha segnato la fine di un ciclo tecnico e dirigenziale. La stampa internazionale e gli osservatori più obiettivi sottolineano come un ripescaggio a tavolino, seppur legittimo sotto il profilo normativo, rappresenterebbe un colpo durissimo alla credibilità meritocratica della competizione. Il calcio italiano si trova dunque a dover fare i conti con un paradosso: essere la migliore tra le escluse secondo le statistiche, ma allo stesso tempo essere percepita come una nobile decaduta che non ha saputo guadagnarsi il pass attraverso il sudore e i risultati minimi necessari.

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