Lunedì mattina e il fronte politico italiano è già in fiamme su più fronti. Il governo Meloni tiene insieme a fatica tre questioni che bruciano contemporaneamente: la missione nello Stretto di Hormuz da gestire senza rompere con nessuno, uno scontro interno durissimo sul decreto Sicurezza e un’opposizione che non perde tempo. E fuori dal coro, Matteo Renzi che ha trasformato il collegamento su La7 in un atto di accusa contro la premier.
Renzi: “Una banderuola. Trump l’ha mollata, ora si rituffa sull’Europa”
Il riassunto più colorito della settimana politica lo ha fatto Renzi, e lo ha fatto con la sua consueta efficacia mediatica. “Meloni è una banderuola che cerca di portare a casa la pelle e un po’ di consenso”, ha detto in collegamento da La7. La tesi è semplice: per anni la premier ha tenuto la bandiera del MAGA in Europa, si è avvicinata a Trump, ha costruito la sua immagine internazionale su quella vicinanza. Poi Trump l’ha scaricata pubblicamente. E adesso, senza alternative, si starebbe rifugiando sull’asse europeo che fino a ieri guardava con sufficienza.
Sul ministro degli Esteri Tajani è arrivata una stoccata chirurgica: “Mentre tutti i ministri degli esteri si occupavano di capire cosa fare con i Pasdaran, Tajani andava a Cologno Monzese per capire cosa fare con il consuocero Paolo Barelli”. Un riferimento alla convocazione del vicepremier negli uffici Mediaset da parte dei figli di Berlusconi, già diventata caso politico la settimana scorsa.
Renzi ha anche lanciato una previsione sul centrodestra: “Salvini estremizzerà a destra, Vannacci costituirà il vero partito MAGA accusando di tradimento Meloni. Se a destra si dividono, hanno perso le elezioni”. E ha chiuso con un affondo diretto: “Quando perdi un referendum e la gente ti leva la fiducia devi andare a casa”.
Hormuz sì, ma solo dopo il cessate il fuoco
Nel frattempo Meloni ha confermato la posizione dell’Italia sulla missione nello Stretto di Hormuz: Roma è pronta a contribuire a garantire la libertà di navigazione, ma solo dopo il consolidamento di un cessate il fuoco stabile e con il via libera del Parlamento. Una formula che tiene l’Italia dentro la partita europea senza esporla al rischio di essere trascinata in un conflitto ancora in corso.
Sul fronte energetico, la premier è attesa in Azerbaigian il 5 maggio per trattare un aumento delle forniture di gas attraverso il gasdotto TAP, nel tentativo di tamponare lo shock energetico prodotto dalla guerra in Iran. Mentre gli Stati Uniti hanno reso noto di aver preso il controllo di una nave da cargo battente bandiera iraniana nel Golfo dell’Oman — una mossa che non semplifica il quadro diplomatico.
La maggioranza si spacca
Dentro la maggioranza è guerra aperta su una norma specifica. Vediamo cosa sta succedendo, nella seconda parte dell’articolo.

