Dopo giorni di attacchi social, Donald Trump torna a parlare di Giorgia Meloni davanti ai giornalisti, questa volta di persona, dal palcoscenico del vertice Nato di Ankara. Il presidente degli Stati Uniti, al termine dell’incontro bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha spiegato pubblicamente le ragioni del deterioramento dei rapporti con la premier italiana, pur ribadendo più volte una considerazione personale positiva nei suoi confronti.
“Il rapporto si è incrinato”

“Penso che sia una persona simpatica. Abbiamo avuto un rapporto a volte buono, a volte cattivo, ma le cose si sono un po’ incrinate perché lei si è rifiutata di aiutarci”, ha dichiarato Trump rispondendo alle domande dei cronisti. Il presidente americano ha quindi indicato con precisione il nodo del contendere: il mancato sostegno italiano alle operazioni statunitensi nell’area dello Stretto di Hormuz e, più in generale, sul dossier Iran.
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“Non le ho fatto pressioni, ma lei si è rifiutata di occuparsi direttamente dello Stretto di Hormuz, o, per così dire, semplicemente dell’Iran. Quindi questo ha un po’ incrinato il mio rapporto con lei, ma mi sta simpatica. Penso che sia una persona gentile ma credo che abbia commesso un errore”, ha aggiunto il tycoon.
🚨 BREAKING:
Donald Trump and President Erdoğan left Ankara Airport laughing.
They are heading to the Presidential Complex. pic.twitter.com/fsI7AXmCaO
— GBC (@GBC_Press) July 7, 2026
Il ragionamento sul petrolio
Trump ha poi voluto chiarire la posizione americana sull’importanza strategica dell’area, sottolineando come gli Stati Uniti non dipendano dalle risorse energetiche che transitano attraverso lo stretto: “Loro ricavano gran parte del loro petrolio da lì, mentre noi non ne ricaviamo nulla. Noi abbiamo molto petrolio. Gli Stati Uniti hanno più petrolio di chiunque altro. E se ci aggiungi il Venezuela, è come se avessimo molto più petrolio di chiunque altro. Non abbiamo bisogno dello Stretto”.
Secondo il presidente americano, l’impegno di Washington nell’area risponderebbe quindi a ragioni di interesse strategico più che energetico: “Lo facciamo perché pensiamo che sia una cosa importante da fare. Ma lei non era dalla nostra parte e questo non mi ha fatto piacere”, ha concluso il leader repubblicano.
Il precedente del meme su Truth
Le parole pronunciate ad Ankara arrivano a ridosso dell’ennesimo attacco social sferrato dal presidente americano contro la premier. Nei giorni scorsi Trump aveva infatti pubblicato sul proprio profilo Truth un’immagine raffigurante Meloni accompagnata dalla scritta “Serve un ordine restrittivo”, un post che aveva suscitato reazioni indignate in gran parte della politica italiana. Il governo, secondo quanto emerso, avrebbe scelto la linea di ignorare la provocazione, senza replicare direttamente all’affronto.
Il vertice Nato come banco di prova
Il summit di Ankara rappresenta il primo appuntamento in cui Trump e Meloni si ritrovano faccia a faccia dopo le tensioni delle ultime settimane. La premier italiana, dal canto suo, ha mostrato l’intenzione di non farsi condizionare dagli attacchi ricevuti, mantenendo la propria posizione sul dossier iraniano e ribadendo in più occasioni la sovranità delle scelte italiane in politica estera.
Le dichiarazioni distensive sul piano personale, unite alle critiche politiche ribadite anche in conferenza stampa, lasciano intendere che i rapporti tra Washington e Roma restino in una fase delicata, con il dossier mediorientale destinato a rimanere il principale terreno di confronto tra i due alleati nelle prossime settimane.



