La clamorosa eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026, avvenuta per mano della Bosnia, continua a trascinare con sé strascichi pesanti che vanno ben oltre il semplice risultato sportivo. Secondo quanto riportato da Repubblica, il fallimento della spedizione azzurra guidata da Gattuso non è figlio solo di una serata storta a Zenica, ma di un clima interno profondamente deteriorato, segnato da pretese economiche giudicate fuori tempo massimo e da una fragilità psicologica ormai cronica. Il racconto che emerge descrive una Nazionale priva di quella fame necessaria per superare ostacoli apparentemente abbordabili, distratta da questioni burocratiche proprio mentre il destino sportivo del paese era in bilico.
La questione del premio
Il retroscena più scottante riguarda la richiesta di un premio qualificazione avanzata da una parte del gruppo squadra proprio alla vigilia della sfida decisiva contro la Bosnia. Si parla di una cifra complessiva vicina ai 300mila euro, che ripartita tra i ventotto convocati avrebbe garantito a ciascuno poco più di diecimila euro. Sebbene la somma possa apparire irrisoria per i parametri del calcio moderno, è stata la tempistica a scatenare l’indignazione. Avanzare pretese economiche in un momento di estrema tensione sportiva, con lo spettro di una nuova esclusione mondiale, ha mostrato un distacco preoccupante dalla realtà e dalla responsabilità che la maglia azzurra impone.



L’intervento di Gattuso
In questo scenario di tensione sotterranea, la figura di Rino Gattuso ha cercato di fare da argine al disorientamento dei suoi uomini. L’ormai ex commissario tecnico, come riportato da Repubblica, è dovuto intervenire con fermezza per placare le richieste dei calciatori e riportare l’attenzione sul campo. Il tecnico calabrese ha cercato di spiegare ai giocatori che i premi si guadagnano con i risultati e che la priorità assoluta doveva essere il ritorno dell’Italia sul palcoscenico mondiale. Tuttavia, la sensazione rimasta nell’aria era quella di un gruppo poco connesso con l’importanza storica del traguardo, un segnale premonitore del disastro che si sarebbe consumato di lì a poco sul rettangolo verde del Bilino Polje.
Il silenzio di Zenica
Dopo il fischio finale e la certezza dell’eliminazione, il volto della Nazionale è diventato quello del silenzio e della fuga dalle responsabilità. Sembrerebbe inoltre che nessuno dei protagonisti abbia avuto la forza o il coraggio di presentarsi ai microfoni della stampa per spiegare l’accaduto. L’unico a metterci la faccia, visibilmente scosso e in lacrime, è stato Leonardo Spinazzola, che ha chiesto scusa ai tifosi e soprattutto ai bambini italiani privati ancora una volta del sogno mondiale. Il resto della squadra si è chiuso in un mutismo assoluto, mentre il capitano Gianluigi Donnarumma passava dalla furia agonistica allo sconforto più totale nel giro di poche ore.
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