
Il limite, però, non è fisso: dipende per l’appunto dalle singole situazioni. E può essere modificato tenendo conto delle effettive competenze linguistiche degli alunni. Gelmini aveva previsto un approccio flessibile, insomma. E forse è proprio da qui che si potrebbe ripartire. Magari discutendo costruttivamente della possibilità di un percorso scolastico inizialmente differente per i ragazzi che, per seguire le lezioni, hanno innanzitutto bisogno di acquisire le adeguate conoscenze della nostra lingua. Il che non rappresenterebbe una discriminazione, come qualcuno sostiene. Ma un modo per permettere ai giovani studenti di integrarsi e di svolgere un adeguato percorso di studi. E agli insegnanti di portare avanti le classi in maniera omogenea, senza rallentamenti o “giochi di prestigio” che non dovrebbero far parte del loro bagaglio professionale.
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