Pensioni di aprile 2026: perché l’assegno sarà più basso rispetto a marzo e cosa cambia

Giovanni Poloni

07/03/2026

pensioni aprile

La riforma IRPEF 2026: cosa è cambiato per i pensionati

Per capire la situazione di aprile bisogna partire dall’inizio dell’anno. La legge di Bilancio 2026 ha ridisegnato le aliquote IRPEF introducendo un sistema a tre scaglioni: il 23% fino a 28.000 euro di reddito annuo, il 33% tra 28.000 e 50.000 euro — ridotto rispetto al 35% in vigore fino al 2025 — e il 43% oltre i 50.000 euro. La novità più rilevante per la fascia media dei pensionati è proprio quella riduzione di due punti percentuali sul secondo scaglione, in vigore dal 1° gennaio 2026.

In teoria, già dal primo cedolino dell’anno ogni pensionato interessato avrebbe dovuto trovare una trattenuta fiscale più leggera. In pratica però l’INPS, per ragioni tecniche, non ha applicato subito il nuovo calcolo a gennaio e febbraio, continuando a trattenere le imposte con le vecchie aliquote. Il risultato è che nei primi due mesi dell’anno molti pensionati hanno versato qualcosa in più del dovuto.

Perché marzo era più alto: gli arretrati nel cedolino

A marzo l’INPS ha corretto il tiro ricalcolando le imposte dei due mesi precedenti e restituendo l’eccedenza trattenuta in più tramite una voce specifica nel cedolino: gli “arretrati A.C.”. Una somma straordinaria, una tantum, che ha reso l’assegno di marzo più ricco del solito.

L’entità degli arretrati variava in base al reddito. Per una pensione lorda annua di 40.000 euro il beneficio mensile della riforma vale circa 20 euro: a marzo sono stati restituiti circa 40 euro come recupero di gennaio e febbraio. Per redditi pari o superiori a 50.000 euro, il risparmio mensile sale a circa 36,67 euro, con arretrati complessivi di circa 73 euro nel cedolino di marzo. Anche i beneficiari della maggiorazione sociale hanno trovato a marzo l’aumento di 20 euro mensili previsto dalla legge di Bilancio, più i 40 euro di arretrati per i mesi precedenti.

Aprile: nessun taglio, solo la fine degli extra

Con aprile quella voce straordinaria scompare semplicemente. Non c’è nessun nuovo taglio, nessuna trattenuta aggiuntiva, nessun errore. L’assegno torna all’importo ordinario calcolato con le nuove regole fiscali 2026 — in ogni caso più favorevole rispetto al 2025 grazie alla riduzione dell’aliquota IRPEF — ma senza più la componente degli arretrati che aveva gonfiato il cedolino di marzo.

Nel cedolino di aprile continuano a comparire le voci consuete: le addizionali regionali e comunali relative al 2024, recuperate in undici rate da gennaio a novembre, l’acconto del 30% sull’addizionale comunale 2026 e, per alcuni pensionati, eventuali conguagli IRPEF 2025 a debito, rateizzabili fino a novembre per chi ha reddito fino a 18.000 euro e un importo superiore a 100 euro. Nulla di diverso rispetto ai mesi precedenti.

Chi non è toccato da queste variazioni

Restano escluse dalla tassazione ordinaria le prestazioni di invalidità civile, le pensioni e gli assegni sociali, e alcune categorie particolari come i pensionati residenti all’estero e le vittime del terrorismo. Per loro le regole rimangono invariate e queste variazioni non producono alcun effetto pratico sul cedolino.

Per tutti gli altri il messaggio è uno solo: la pensione di aprile non è stata tagliata. È marzo che era eccezionalmente più alta, grazie al rimborso degli arretrati fiscali dei primi due mesi dell’anno. Da aprile in poi l’importo si stabilizzerà su quello che sarà il valore mensile ordinario per tutto il 2026. Conoscere questo meccanismo in anticipo è il modo più efficace per non farsi cogliere di sorpresa il giorno dell’accredito.