Laura Pausini canta l’inno d’Italia ma finisce malissimo per lei

Giovanni Poloni

07/02/2026

Non sono mancati paragoni pesanti con altre grandi interpreti della musica italiana. C’è chi ha evocato Mina, definendola “inarrivabile”, sostenendo che una sua registrazione avrebbe restituito “lustro e gloria” all’inno.

Altri commenti hanno liquidato l’esibizione con ironia tagliente: «Così sembro io che canto quando lavo i piatti», «L’inno più brutto mai ascoltato». In diversi casi, il confronto si è esteso anche ad altre esibizioni precedenti di inni nazionali, considerate più sobrie e rispettose del contesto.

Accuse di eccesso vocale e momenti di imbarazzo

Un altro fronte di critica ha riguardato il modo di cantare, giudicato da molti eccessivo e urlato. «Inascoltabile. Ma perché urla sempre?», «Urla sempre… ma anche basta», fino a commenti più sarcastici: «Le hanno spiegato che in America Latina esistono le tv e che non serve strillare come un’aquila?».

Non sono mancati nemmeno giudizi più ambivalenti, provenienti da fan storici: «La amo ma abbastanza cringe». Altri hanno cercato di spiegare la performance parlando di un momento personale complicato: «Sta attraversando un periodo di stress, capita».

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Un’esibizione che divide e accende il dibattito

Il caso Pausini si inserisce in una lunga serie di polemiche legate all’interpretazione dell’inno nazionale in contesti ufficiali. L’esibizione alla Cerimonia di Apertura di Milano-Cortina 2026 ha acceso un dibattito che va oltre la cantante, toccando il tema del confine tra espressione artistica e simbolo istituzionale, soprattutto quando la platea è globale e il contesto carico di significato.