Nuovi retroscena emergono dagli atti dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, il caso che da quasi vent’anni continua a dividere magistrati, investigatori e opinione pubblica. Nelle ultime settimane la Procura di Pavia ha intensificato gli approfondimenti investigativi legati alla nuova indagine su Andrea Sempio, oggi considerato dagli inquirenti il principale indagato nella riapertura del fascicolo sull’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco.
Tra informative, intercettazioni e nuovi accertamenti tecnici, nelle ultime ore è emerso un dettaglio destinato ad alimentare ulteriormente le polemiche attorno al caso. Nell’informativa dei carabinieri di Milano depositata agli atti compare infatti anche il nome dell’ex sostituto procuratore generale Laura Barbaini, magistrata che negli anni passati aveva avuto un ruolo importante nei procedimenti giudiziari collegati al delitto.
Secondo quanto riportato dai carabinieri, dopo la riapertura dell’indagine nel maggio 2025 la famiglia Poggi avrebbe manifestato “la preoccupazione di trovare un modo per bloccare l’indagine”. Gli investigatori sostengono che proprio Laura Barbaini avrebbe indicato ai legali della famiglia una possibile strada da seguire, suggerendo di coinvolgere formalmente la Procura Generale di Milano.
Un passaggio che ha immediatamente attirato l’attenzione degli investigatori, soprattutto per il ruolo istituzionale ricoperto in passato dalla magistrata e per i collegamenti con alcune delle fasi più delicate dell’inchiesta Garlasco.
Bomba sconvolgente: è stata lei
Nell’informativa i carabinieri parlano apertamente di un possibile tentativo di esercitare una sorta di “potere censorio” sull’attività investigativa della Procura pavese. Un’espressione molto forte che fotografa il clima di tensione crescente attorno alla nuova fase dell’indagine.
Gli investigatori hanno ricostruito anche il percorso professionale di Laura Barbaini all’interno della vicenda giudiziaria. La magistrata, infatti, aveva sostenuto l’accusa nel processo d’appello bis che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi.
Non solo. Nel 2016 Barbaini si occupò anche delle prime richieste avanzate dalla difesa di Stasi per ottenere una revisione del processo, trasmettendo gli atti sia alla Corte d’Appello di Brescia sia alla Procura di Pavia. Un ruolo che oggi viene nuovamente richiamato dagli investigatori nella nuova informativa depositata agli atti.
Tra i documenti citati compare inoltre una nota firmata dalla stessa Barbaini e indirizzata all’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, relativa alle valutazioni sull’eventuale apertura di un’indagine su Andrea Sempio. Un fascicolo che all’epoca venne archiviato ma che oggi è tornato clamorosamente al centro della nuova inchiesta.
Secondo quanto emerge dall’informativa, gli investigatori ritengono che negli ultimi mesi vi sia stato un atteggiamento di forte opposizione rispetto alla riapertura del caso. In particolare viene riportata una conversazione del maggio scorso nella quale emergerebbero, secondo i carabinieri, toni molto duri nei confronti della Procura di Pavia e delle nuove attività investigative.
Il contenuto di queste conversazioni è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire tutti i contatti e le iniziative avvenute dopo la riapertura del fascicolo su Andrea Sempio.
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