Kyrgios, prima le accuse a Sinner: ora il caso che lo travolge

Francesco Meletti

20/08/2026

Per anni Nick Kyrgios ha costruito la propria immagine attorno a un talento fuori dal comune e a una continua ribellione contro le regole del tennis. Il giocatore australiano è stato celebrato per la potenza del servizio, per i colpi imprevedibili e per una sensibilità tecnica che avrebbe potuto condurlo stabilmente ai vertici. Al tempo stesso, però, la sua carriera è stata segnata da provocazioni, sanzioni, racchette distrutte e occasioni mancate. L’etichetta di “bad boy” è così diventata quasi più riconoscibile dei risultati ottenuti sul campo.

Una delle immagini che meglio raccontano questa contraddizione risale alla notte del 9 luglio 2022. A poche ore dalla finale di Wimbledon, Kyrgios venne visto passeggiare senza particolare fretta per le strade del villaggio vicino ai campi, indossando una canottiera gialla dei Los Angeles Lakers. Sembrava interessato soprattutto a prolungare la serata, mentre davanti a lui si trovava la partita più importante della carriera. Il giorno successivo avrebbe affrontato Novak Djokovic nell’atto conclusivo del torneo londinese.

Quella finale rappresentava il punto più alto raggiunto da un giocatore che sembrava avere ricevuto tutto dal tennis, tranne la continuità necessaria per trasformare il talento in una carriera da campione. Figlio di George, imbianchino di origine greca, e di Norlaila, nata in una famiglia legata alla casa reale di Pahang e trasferitasi successivamente in Australia rinunciando al titolo di principessa, Kyrgios aveva raggiunto il numero 13 della classifica mondiale nel 2016. Nello stesso periodo Jannik Sinner era ancora all’inizio del proprio percorso e otteneva in Croazia la prima vittoria da professionista in un torneo Future.

Il paragone tra le due traiettorie è diventato particolarmente significativo con il passare degli anni. Da una parte Kyrgios, capace di entusiasmare il pubblico con soluzioni spettacolari ma raramente disposto a sottoporsi alla disciplina richiesta dal circuito. Dall’altra Sinner, diventato il simbolo di un metodo fondato sul lavoro quotidiano, sulla programmazione e sul controllo. L’australiano aveva abbastanza tennis nel braccio da conquistare generazioni di appassionati, ma spesso è stato proprio lui a interrompere bruscamente l’entusiasmo che riusciva a generare.

Kyrgios ha descritto più volte la propria estraneità rispetto all’ambiente professionistico. “Non sono mai stato un tennista normale, mi sono sempre sentito un pupazzo di neve nel deserto”, spiegò in una delle numerose fasi delicate attraversate durante la carriera. Quella sensazione di non appartenere completamente al circuito si è trasformata, con il tempo, in una lunga successione di episodi controversi.

A Shanghai venne sanzionato dall’Atp per una condotta ritenuta contraria all’integrità del gioco, dopo avere disputato un incontro mostrando scarso impegno. Durante una partita contro Stan Wawrinka decise invece di rivolgersi direttamente allo svizzero pronunciando una delle frasi più discusse della sua carriera: “Kokkinakis si è portato a letto la tua ragazza”. Un attacco personale che superò i confini della provocazione sportiva e provocò una dura reazione nel circuito.

Gli episodi continuarono negli anni successivi. Al Queen’s mimò con una bottiglietta d’acqua un gesto di autoerotismo, mentre a Roma lanciò una sedia sul campo. A Cincinnati abbandonò il terreno di gioco senza autorizzazione durante un incontro con Karen Khachanov, dopo avere distrutto tre racchette. Non esiste un conteggio preciso degli attrezzi rotti o scagliati durante la sua carriera. Lo stesso Kyrgios ha parlato di “qualche migliaio”, probabilmente esagerando ma confermando quanto quel comportamento fosse diventato parte integrante del personaggio.

Il problema, però, non è mai stato soltanto disciplinare. Il giocatore australiano sembrava impegnato a interpretare il ruolo del cattivo più che a utilizzare pienamente le proprie qualità. È stato accostato a Dennis Rodman per l’imprevedibilità, a Mike Tyson per l’aggressività e a Luis Suárez per la capacità di trasformare ogni partita in uno spettacolo provocatorio. A differenza di quei campioni, tuttavia, Kyrgios non è riuscito a trovare il successo definitivo capace di giustificare o almeno accompagnare gli eccessi.

Il bilancio sportivo resta lontano dalle aspettative generate dal suo talento. Kyrgios ha conquistato sette titoli nell’arco di sei anni, tutti sul cemento, senza riuscire a vincere un Masters 1000. Alla sua storia si sono aggiunte relazioni turbolente e una denuncia per molestie. La finale di Wimbledon del 2022, persa contro Djokovic, rimane quindi l’occasione più importante sfumata. Kyrgios conquistò il primo set, ma pochi ebbero realmente la sensazione che sarebbe riuscito a completare l’impresa.

Il rapporto con Djokovic racconta un’altra delle sue trasformazioni. L’australiano passò dalle critiche molto dure a una vicinanza pubblicamente esibita, in un’alternanza di sentimenti che si è intrecciata anche con i periodi di depressione raccontati dallo stesso giocatore. Negli ultimi anni, inoltre, i ripetuti infortuni lo hanno tenuto lontano dal campo, spingendolo progressivamente verso una fase sempre più incerta della carriera.

È in questo contesto che arriva la notizia più pesante. Secondo quanto riportato nell’estratto dell’articolo firmato da Gaia Piccardi per il Corriere della Sera, Kyrgios è risultato positivo alla benzoilecgonina, il principale metabolita della cocaina, in seguito a un controllo antidoping effettuato a Maiorca. Il tennista, oggi trentunenne, è stato quindi sottoposto a una sospensione provvisoria.

La vicenda assume un significato ancora più evidente per le posizioni assunte in precedenza dall’australiano sul caso che aveva coinvolto Jannik Sinner. Kyrgios aveva criticato senza risparmiare parole il giocatore italiano dopo la positività al clostebol, ricondotta a una contaminazione involontaria. Sui social aveva adottato il ruolo del moralizzatore, contestando le spiegazioni fornite da Sinner e contribuendo ad alimentare la polemica nei suoi confronti.

Adesso è lo stesso Kyrgios a dovere spiegare una positività, in questo caso collegata a una sostanza ricreativa e non a un prodotto riconducibile a una contaminazione accidentale. Il contrasto tra gli attacchi rivolti a Sinner e la situazione in cui si trova l’australiano ha provocato reazioni molto dure, soprattutto sulle piattaforme che Kyrgios aveva utilizzato per commentare il caso dell’italiano.

Il tennista ha affidato a Instagram la propria ammissione di responsabilità. “Sono profondamente deluso da me stesso — scrive —. Non cercherò scuse, ma voglio spiegare quello che ho vissuto: gli ultimi due anni di infortuni hanno avuto un enorme impatto su di me, fisicamente e mentalmente. Il mio corpo non è stato in grado di fare ciò che la mia mente si aspettava che facesse, e accettare di essere ormai vicino alla fine della carriera è stato più difficile di quanto avrei mai immaginato”.

Le sue parole raccontano il peso fisico e psicologico degli ultimi anni, ma non cancellano la gravità dell’accaduto. Kyrgios non attribuisce la positività a un errore esterno e non prova a sottrarsi alle proprie responsabilità. Il riferimento alla possibile conclusione della carriera lascia emergere anche la consapevolezza di trovarsi ormai lontano dal giocatore che, ancora giovanissimo, sembrava destinato a competere per i titoli più importanti.

La positività alla cocaina rischia così di diventare l’ultimo e più grave autogol di una carriera trascorsa in equilibrio tra spettacolo e autodistruzione. Dopo avere usato i social per attaccare Sinner, Kyrgios si trova ora esposto alla stessa gogna pubblica che aveva contribuito ad alimentare. Un epilogo amaro per un atleta che avrebbe potuto lasciare il segno attraverso le vittorie e che, invece, rischia di essere ricordato soprattutto per le occasioni sprecate e per le continue battaglie combattute contro se stesso.