Attentato a Ranucci, il giallo si infittisce: ora bisogna mettere in fila tutti i nomi

Francesco Meletti

19/08/2026

Sigfrido Ranucci torna a parlare pubblicamente dopo gli sviluppi del caso che coinvolge Valter Lavitola e sceglie di farlo davanti a un pubblico particolarmente caloroso. A Lavarone, in Trentino, durante la presentazione del libro “Il ritorno della casta”, il conduttore di Report è stato accolto da numerosi sostenitori, tra richieste di “non mollare” e inviti persino a lasciare il giornalismo per scendere direttamente in politica.

L’incontro rappresentava la prima uscita pubblica di Ranucci dopo l’arresto del faccendiere napoletano e si è rapidamente trasformato in un’occasione per tornare sulle vicende che lo riguardano. Il giornalista ha successivamente accettato un colloquio con Repubblica, nel quale ha precisato alcune delle dichiarazioni pronunciate durante l’incontro e ha spostato l’attenzione dal singolo episodio a un quadro che, nella sua ricostruzione, sarebbe molto più ampio.

Ranucci considera infatti ormai secondaria la figura dello stesso Lavitola. “Il punto — dice — è piuttosto fare attenzione alle manovre attorno a lui, anche in giornali autorevoli. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, vedo interessi personali e commerciali decisi a demolire Report: in particolare emerge il riaffacciarsi di una galassia politica fascista, mobilitata per soffocare la democrazia in Italia e in Europa”. Parole con cui il conduttore collega le polemiche attorno alla trasmissione a interessi politici, economici e mediatici che, secondo la sua interpretazione, punterebbero alla delegittimazione del programma.

Sul rapporto con Lavitola e sugli aspetti che sono al centro dell’inchiesta della magistratura, Ranucci non entra invece nei dettagli richiesti da chi lo incalza. Dice però di attendere gli interrogatori per poter fornire la propria versione. “Non vedo però l’ora di parlare — dice riferendosi agli imminenti interrogatori — anche sulla strategia degli avvocati di Lavitola. Il 7 settembre 2025 non mi avvertì affatto della possibilità di un attentato contro di me, o dell’urgenza di un rafforzamento della mia scorta. Mi disse semplicemente di fare attenzione, esortazione comune da anni. Se avessi colto l’esistenza di un pericolo, lo avrei scritto nella nota chiesta dalla mia scorta pochi giorni dopo. In quell’appunto invece non c’è nulla e altro non ricordo”.

È però nella lettura complessiva della vicenda che Ranucci alza ulteriormente il livello dello scontro. Alla domanda sull’eventuale esistenza di un mandante sopra Lavitola, il giornalista risponde delineando una possibile rete più estesa. “Un mandante sopra Valter Lavitola? Mettete in fila tutti i nomi e capite chi è, o meglio chi sono. C’è una chiara regia nella manovra della comunicazione successiva alla bomba contro di me: un piano globale, con noti terminal interni nell’informazione controllata dalla destra italiana. L’obiettivo è la delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti, per arrivare a una democrazia della sorveglianza fondata sull’allarme sociale: disegno trumpiano, che però guarda caso riprende il piano di Licio Gelli e della P2”.

Nella ricostruzione di Ranucci, dunque, la vicenda Lavitola sarebbe soltanto una parte di uno scenario più complesso. Il conduttore arriva inoltre a definire ormai superata la posizione del faccendiere, sostenendo che “ormai superato Lavitola, che alla luce della sua confessione mi pare vada inquadrato in un caso psichiatrico”. L’attenzione, secondo il giornalista, dovrebbe quindi concentrarsi soprattutto sulle reazioni e sulle strategie comunicative sviluppatesi intorno al caso.

Durante l’appuntamento trentino non sono mancati gli inviti a un possibile futuro politico. Diverse persone hanno chiesto a Ranucci di “entrare in politica per fare piazza pulita”. Il conduttore ha però escluso questa prospettiva, rispondendo inizialmente con una battuta: “Volete proprio che io smetta di fare il mio mestiere — scherza — ma state tranquilli, non mi candido. Me l’hanno chiesto in molti, non solo Lavitola: perfino il padre di Vannacci mi ha detto che mi stima e ha voluto una foto con me (che mostra sul cellulare ndr)”.

Per Ranucci, almeno per ora, la priorità resta quindi Report. Più che una candidatura o un ingresso diretto nella politica, il giornalista indica come principale preoccupazione il futuro della trasmissione e la difesa della sua reputazione, sostenendo che gli attacchi rivolti al programma vadano letti all’interno di una battaglia più ampia che coinvolge informazione, magistratura e potere politico.