Nick Kyrgios, il “nemico” di Sinner finisce nei guai: cos’è successo

Francesco Meletti

19/08/2026

Da finalista di Wimbledon e numero 13 del mondo a una lunga discesa segnata dagli infortuni, dalle poche partite disputate e da una classifica sempre più lontana dalle posizioni che contano. Nick Kyrgios è attualmente scivolato al numero 919 del ranking Atp, ma il suo nome ha continuato a occupare il centro della scena anche durante i lunghi periodi trascorsi lontano dai campi. A mantenerlo sotto i riflettori sono state soprattutto le sue dichiarazioni, spesso molto dure, sui protagonisti e sulle istituzioni del tennis.

Nick Kyrgios, il talento ribelle: dagli exploit alle polemiche con Sinner,  fino al caso doping - Startupbusiness.it

Uno degli argomenti sui quali l’australiano è intervenuto con maggiore insistenza è stato il caso Clostebol che ha coinvolto Jannik Sinner. Kyrgios ha contestato ripetutamente la ricostruzione della contaminazione involontaria accolta dagli organismi competenti, arrivando a sostenere che il tennista italiano avrebbe dovuto ricevere una squalifica molto più pesante. Le critiche sono proseguite per mesi, anche dopo l’accordo che ha portato Sinner a scontare tre mesi di sospensione.

Kyrgios sospeso dopo essere risultato positivo alla cocaina | Diretta.it

La contrapposizione non è rimasta limitata alle questioni regolamentari. In passato Kyrgios è finito al centro delle polemiche anche per una battuta pubblicata sui social a proposito di Anna Kalinskaya, sua ex compagna e successivamente legata a Sinner. Quel commento, poi cancellato, era stato interpretato da numerosi osservatori come un attacco personale e aveva suscitato accuse di sessismo nei confronti del giocatore australiano.

Ora, però, è lo stesso Kyrgios a dover affrontare un procedimento avviato dall’International Tennis Integrity Agency. L’Itia ha annunciato una sospensione obbligatoria e provvisoria, in vigore dal 4 agosto. Si tratta di una misura cautelare e non ancora di una sanzione definitiva, adottata mentre vengono valutati tutti gli elementi relativi a quanto accaduto durante uno degli ultimi tornei disputati dall’ex finalista di Wimbledon.

L’origine del caso risale al 22 giugno 2026. Durante il torneo Atp 250 di Maiorca, in Spagna, Kyrgios ha fornito un campione di urina nell’ambito dei controlli previsti dal programma antidoping del tennis. Il 17 luglio, un laboratorio accreditato dalla Wada ha comunicato l’esito dell’analisi, confermando la presenza nel campione di una sostanza vietata.

Il composto individuato è la benzoilecgonina, un metabolita prodotto dall’organismo dopo l’assunzione di cocaina. Nella nota riportata sul caso si legge che “la cocaina è uno stimolante e una sostanza d’abuso inclusa nella lista delle sostanze proibite della Wada ed è vietata nelle competizioni dal Programma Antidoping del Tennis. In caso di esclusione dalla competizione, si applicano sanzioni ridotte per l’uso di sostanze d’abuso”. Il comunicato originale precisa, in particolare, che un trattamento sanzionatorio ridotto può essere previsto qualora venga dimostrato che l’assunzione è avvenuta fuori dalla competizione.

La natura della sostanza ha fatto scattare automaticamente la sospensione provvisoria. Kyrgios ha il diritto di presentare ricorso contro la misura, ma secondo quanto comunicato dall’Itia non lo ha ancora fatto. Durante lo stop non potrà partecipare a tornei, svolgere attività di allenatore o assistere a eventi organizzati o autorizzati dall’Atp, dalla Wta, dai tornei del Grande Slam, dalle federazioni nazionali e dagli altri organismi riconosciuti del tennis mondiale.

Dopo la diffusione della notizia, il tennista australiano ha riconosciuto pubblicamente l’errore e si è assunto la responsabilità di quanto accaduto. Si è scusato con la famiglia, i tifosi, gli sponsor e soprattutto con i più giovani che lo seguono. Kyrgios ha spiegato che gli ultimi anni, caratterizzati da gravi problemi fisici e dalla prospettiva di essere vicino alla conclusione della carriera, hanno avuto un forte peso sul suo equilibrio personale. Ha comunque chiarito che queste difficoltà non possono rappresentare una giustificazione e ha annunciato una pausa di 28 giorni dalla vita pubblica e dai social.

Il precedente degli attacchi a Sinner rende inevitabile il confronto mediatico. È proprio il caso di dire “chi la fa, l’aspetti”. Per mesi Kyrgios aveva accusato il campione italiano e criticato la gestione del suo procedimento da parte degli organismi antidoping. Adesso è lui a trovarsi sottoposto alle regole della stessa agenzia, con una sospensione già operativa e un percorso disciplinare ancora da completare.

I due casi, tuttavia, non sono sovrapponibili dal punto di vista tecnico. Nel procedimento riguardante Sinner, un tribunale indipendente aveva accettato la ricostruzione della contaminazione involontaria da Clostebol avvenuta attraverso un componente del suo staff. La successiva sospensione di tre mesi era arrivata dopo un accordo con la Wada legato alla responsabilità dell’atleta per il comportamento della propria squadra, senza il riconoscimento di un’assunzione intenzionale o di un vantaggio sulle prestazioni.

Per Kyrgios la vicenda resta invece aperta. La sospensione applicata dall’Itia è cautelare e la durata dell’eventuale sanzione definitiva dipenderà dalla ricostruzione delle circostanze, dal momento dell’assunzione e dall’applicazione delle norme previste per le sostanze d’abuso. Dopo essere stato per lungo tempo uno dei più accesi accusatori nel dibattito sul doping, l’australiano dovrà ora attendere il verdetto dello stesso sistema del quale aveva contestato pubblicamente decisioni e criteri.