“Grasso da cadavere”. L’ultima follia USA arriva in Italia

Francesco Meletti

17/07/2026

Si chiama già la nuova frontiera della medicina estetica post-farmaci dimagranti, ma sta facendo discutere medici e opinione pubblica. Negli Stati Uniti cresce infatti l’utilizzo di un particolare materiale ottenuto dal tessuto adiposo di donatori deceduti per ripristinare i volumi del corpo persi dopo il forte dimagrimento provocato dai farmaci a base di semaglutide e tirzepatide.

Una pratica che qualcuno ha già ribattezzato, in modo provocatorio, “grasso da cadavere” e che, secondo gli esperti, potrebbe presto trovare spazio anche in Europa e in Italia, dove l’impiego dei farmaci anti-obesità è in costante crescita.

Perché nasce questa nuova tendenza

I medicinali di ultima generazione utilizzati contro obesità e sovrappeso consentono spesso di perdere decine di chili in pochi mesi. Una perdita di peso così rapida, però, può lasciare il viso, i glutei, i fianchi e altre parti del corpo privi del normale volume, creando quello che i chirurghi definiscono un effetto di “svuotamento”.

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Per risolvere questo problema, negli Stati Uniti alcuni specialisti stanno ricorrendo a un prodotto derivato dal tessuto adiposo di donatori deceduti. Il materiale viene sottoposto a rigorosi processi di sterilizzazione e lavorazione per eliminare le componenti cellulari e renderlo idoneo all’utilizzo in chirurgia ricostruttiva ed estetica.

Una tecnica che divide

Secondo gli specialisti, il prodotto offre un’alternativa per quei pazienti che non dispongono di sufficiente grasso corporeo da prelevare per un autotrapianto. Al tempo stesso, però, il suo utilizzo solleva interrogativi etici e suscita reazioni contrastanti proprio per l’origine del tessuto impiegato.

Negli Stati Uniti questa procedura viene già proposta in alcune cliniche specializzate, con costi che possono arrivare a diverse decine di migliaia di dollari.

Potrebbe arrivare anche in Italia?

Con la crescente diffusione dei farmaci dimagranti anche nel nostro Paese, gli esperti ritengono che aumenterà la richiesta di trattamenti in grado di correggere gli effetti estetici del rapido calo di peso. L’eventuale introduzione di tecniche basate su tessuti provenienti da donatori dovrà comunque rispettare le normative italiane ed europee in materia di donazione, sicurezza e tracciabilità dei materiali biologici.

Il dibattito resta quindi aperto: da una parte chi considera questa tecnica una naturale evoluzione della medicina rigenerativa, dall’altra chi la ritiene una pratica destinata a far discutere ancora a lungo.

Fonte: la Repubblica.