Negli ultimi mesi gli investigatori hanno infatti riaperto l’analisi di vecchi reperti, impronte e tracce biologiche nel tentativo di chiarire eventuali aspetti rimasti irrisolti nelle precedenti fasi investigative.
Le impronte già discusse nei processi
La presenza delle impronte di Alberto Stasi sul dispenser del sapone era già stata affrontata durante i precedenti processi legati all’omicidio di Chiara Poggi.
Gli investigatori dell’epoca avevano ipotizzato che l’assassino potesse essersi lavato le mani dopo il delitto, lasciando così tracce nel bagno della villetta.
Nel corso degli anni, però, diverse ricostruzioni alternative hanno contestato questa interpretazione, sostenendo che quelle impronte potessero essere compatibili con la normale frequentazione della casa da parte di Stasi, allora fidanzato della vittima.
La nuova consulenza riaccende così il dibattito su uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda giudiziaria, mentre la Procura di Pavia continua a riesaminare il materiale raccolto nell’inchiesta sul delitto di Garlasco.



