Il cuore del meccanismo, emerso nella seconda fase delle indagini, è tanto semplice quanto inquietante.
Gli indagati, definiti veri e propri “esperti informatici”, avrebbero utilizzato le proprie credenziali aziendali per accedere direttamente ai server della società concessionaria.
Qui entrava in gioco un software sviluppato ad hoc: uno strumento capace di analizzare i database interni e individuare in anticipo i codici associati ai biglietti vincenti distribuiti nelle ricevitorie.
In pratica, prima ancora che i tagliandi venissero acquistati dai clienti, il sistema permetteva di sapere quali fossero quelli destinati a vincere.

A quel punto, entrava in azione la seconda parte del piano: i biglietti segnalati come vincenti venivano acquistati da parenti, amici o prestanome, così da non collegare direttamente le vincite ai dipendenti coinvolti.
Un meccanismo che, di fatto, azzerava il fattore casuale del gioco, trasformando una lotteria in un sistema controllato.
Perché il danno è così alto
Per capire la portata della truffa bisogna entrare nel funzionamento economico dei Gratta e Vinci.
Normalmente, gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti vengono versati dalla concessionaria all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Questo flusso rappresenta l’utile erariale, che include anche le vincite non riscosse dai giocatori.
Ed è proprio qui che il sistema è stato alterato.
I biglietti vincenti, che in condizioni normali sarebbero rimasti invenduti o non riscossi – contribuendo così alle entrate dello Stato – venivano invece sistematicamente intercettati e incassati.
Il risultato è stato un svuotamento progressivo delle risorse pubbliche, perché premi milionari sono stati pagati per vincite che, senza la manipolazione, non sarebbero mai state riscosse.
Il ruolo della concessionaria (ignara)
Un altro elemento rilevante riguarda la posizione della società concessionaria, che secondo quanto emerso sarebbe stata completamente ignara delle manipolazioni.
L’azienda ha infatti regolarmente pagato le vincite, senza sapere che dietro quei premi si nascondeva un sistema fraudolento.
Questo ha amplificato il danno: da un lato le casse pubbliche si sono svuotate, dall’altro si è generato un danno d’immagine per l’intero sistema del gioco pubblico, colpito nella sua credibilità.
La cifra e le conseguenze
Alla luce delle prove raccolte, la Procura regionale ha notificato un invito a dedurre nei confronti dei cinque soggetti coinvolti, quantificando il danno erariale in 25.067.224 euro.
Una cifra che fotografa l’impatto dell’operazione e che apre ora alla fase successiva del procedimento contabile.
Nel frattempo, la vicenda riaccende i riflettori sui sistemi di sicurezza e controllo del gioco pubblico, evidenziando come anche strutture complesse possano essere vulnerabili quando chi ha accesso ai sistemi decide di aggirarne le regole.



