Il confronto politico attorno alla gestione dell’emergenza sanitaria e alle sue ricadute istituzionali continua a produrre nuove frizioni tra maggioranza e opposizioni, soprattutto sul terreno delle commissioni parlamentari d’inchiesta. Il dibattito si inserisce in una fase in cui il rapporto tra responsabilità politiche, ricostruzioni mediatiche e atti parlamentari si intreccia con crescente intensità.
Le dinamiche politiche interne al Parlamento restano segnate da contrapposizioni nette, con accuse reciproche sulla gestione dei lavori e sulla correttezza delle procedure di audizione. In questo scenario si colloca l’intervento dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che torna a parlare pubblicamente della propria posizione rispetto ai lavori della commissione d’inchiesta.
Conte e la disponibilità all’audizione
Ospite della trasmissione Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro su Rete 4, Giuseppe Conte ha annunciato la propria disponibilità a essere ascoltato dalla Commissione Covid, collegando però questa scelta a una decisione sul proprio ruolo all’interno dell’organismo.
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«Ho deciso di farmi audire, appena il presidente Lisei fisserà la data della mia audizione rassegnerò le dimissioni da componente della Commissione Covid», ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio, spiegando di voler separare il momento dell’audizione dalla partecipazione ai lavori della commissione.
Conte ha inoltre reso noto di aver già avviato un passaggio formale: «Proprio oggi ho scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato per comunicare la mia intenzione di essere ascoltato».
La richiesta sulle dimissioni del presidente della commissione
Contestualmente all’annuncio, l’ex premier ha rivolto un attacco al presidente della Commissione Covid, Marco Lisei.
«Marco Lisei si dimetta, non è imparziale nella conduzione dei lavori», ha affermato Conte, sostenendo che la guida della commissione non garantirebbe l’equilibrio necessario allo svolgimento delle attività parlamentari.
Una presa di posizione che si inserisce nel più ampio confronto tra maggioranza e opposizioni sul ruolo delle commissioni d’inchiesta e sulla gestione delle audizioni.
Le polemiche sulla gestione dell’emergenza Covid
Nel corso dell’intervista, Conte è tornato anche sulle polemiche relative alla gestione della pandemia, soffermandosi in particolare sulle forniture di dispositivi di protezione.
Riguardo alla vicenda della maxi-commessa al consorzio cinese per le mascherine, ha dichiarato: «Non posso negare che 223 milioni di commissioni, se vere, sono un’abnormità».
L’ex premier ha però difeso l’operato dell’allora commissario straordinario Domenico Arcuri, definendolo «un eroe che l’Italia dovrebbe ringraziare».
Conte ha inoltre ribadito di non prendere le distanze dalle decisioni assunte durante la fase più critica dell’emergenza sanitaria, sostenendo la necessità delle misure adottate in quel periodo.
Lo scontro con la stampa e le accuse politiche
Nel corso della trasmissione, il leader del Movimento 5 Stelle ha criticato anche la copertura mediatica delle vicende legate alla Commissione Covid.
«Da settimane i giornali di Angelucci, deputato della Lega, stanno conducendo una campagna denigratoria nei miei confronti, imbeccati dal trio dei patrioti (Bignami, Lisei e Buonguerrieri)», ha affermato.
Conte ha poi difeso la gestione delle forniture di mascherine durante la pandemia: «L’Italia viveva una situazione di enorme difficoltà e avevamo bisogno di mascherine», aggiungendo: «Chi lo dice che fossero farlocche?».
Le prospettive politiche
Nel finale dell’intervista, Conte ha affrontato anche il tema delle possibili alleanze nel centrosinistra.
Alla domanda su un eventuale accordo con Matteo Renzi, ha risposto: «Io non ne faccio una questione personale», aggiungendo che «la politica non si fa con le questioni personali».
Resta ora da capire quando la Commissione Covid fisserà la data dell’audizione dell’ex presidente del Consiglio, uno dei passaggi più attesi nel dibattito politico delle prossime settimane.






