Il caso della grazia a Nicole Minetti si sposta in prima serata e diventa terreno di un acceso confronto televisivo. Nello studio di Otto e Mezzo, condotto da Lilli Gruber, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha difeso a viso aperto l’operato del suo giornale, trovandosi però di fronte due interlocutori agguerriti: Paolo Mieli e Italo Bocchino.
Il punto di partenza resta l’esito delle verifiche della Procura generale di Milano, che ha confermato il parere favorevole alla grazia e non ha riscontrato le ricostruzioni circolate nei mesi scorsi.
Travaglio rivendica il lavoro del giornale
Il direttore non ha mostrato alcuna intenzione di fare un passo indietro. Per Travaglio, la vicenda può dirsi conclusa soltanto sul piano delle competenze del presidente della Repubblica, del ministro della Giustizia e della Procura generale, ma non per la sua redazione.
Il Fatto, ha spiegato, non ha mai preteso di concedere o togliere grazie, compito che spetta a chi ne ha l’autorità. Si sarebbe limitato a occuparsi di un provvedimento ritenuto discutibile, raccogliendo testimonianze che, a suo dire, metterebbero in discussione il parere favorevole espresso a gennaio.
Il monito sulle possibili querele
Il momento di maggiore tensione è arrivato sul terreno legale. Travaglio ha sostenuto che la Procura non potrebbe contestare al suo giornale di aver pubblicato il falso, dal momento che non avrebbe ascoltato le stesse persone interpellate dai cronisti.
Una simile accusa, ha avvertito, configurerebbe a suo avviso una diffamazione. Da qui l’ultimatum: o arriva una rettifica accompagnata dalle scuse, oppure il giornale procederà con le denunce. Il direttore ha inoltre ribadito di voler proseguire le proprie inchieste, contando anche su un inviato sul posto.



