Se i fondi pubblici sono uno scandalo per l’editoria, allora – sostiene – devono esserlo anche per cinema, teatro e spettacolo. In caso contrario, il problema non è il finanziamento in sé, ma il modo in cui viene raccontato e percepito.
La domanda, a questo punto, resta aperta e centrale nel dibattito: se quel film fosse stato prodotto, quei fondi pubblici sarebbero stati utilizzati oppure no?
Una domanda che, al di là della polemica tra Iacchetti e Giusti, riporta al cuore del tema: il controllo sull’uso del denaro pubblico e la coerenza di chi lo critica.
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