Alzheimer, il primo sintomo si manifesta durante la doccia: il segnale che quasi nessuno riconosce

Giovanni Poloni

07/03/2026

alzheimer

Il segnale che si nasconde nella doccia: tutto parte dall’olfatto

Il sintomo precoce individuato dai ricercatori riguarda l’olfatto: in particolare, la difficoltà nel riconoscere l’odore del sapone durante la doccia. Secondo il dottor Davangere Devanand, professore di psichiatria e neurologia alla Columbia University, questo apparentemente banale cambiamento sensoriale potrebbe essere uno dei primi indicatori dell’Alzheimer, manifestandosi addirittura prima dei classici problemi di memoria.

Non si tratta di un semplice calo olfattivo legato allo stress o alla stanchezza. Il problema coinvolge aree cerebrali profondamente legate alla memoria e alle funzioni cognitive: il bulbo olfattivo, la corteccia piriforme e strutture come l’ippocampo, tra le prime a subire danni nelle fasi iniziali della malattia. Il sapone è un indicatore particolarmente significativo per due ragioni: è un odore quotidiano e familiare che il cervello dovrebbe riconoscere in modo automatico, e non è un odore complesso. Proprio per questo, non riuscire a percepirlo segnala un deficit tutt’altro che banale nell’elaborazione sensoriale.

Lo studio su 647 persone: risultati che hanno sorpreso la scienza

Le affermazioni del professor Devanand non nascono da ipotesi teoriche ma da un lavoro scientifico rigoroso, pubblicato su Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association. Lo studio ha analizzato la capacità olfattiva di 647 persone prive di demenza, reclutate dal Mayo Clinic Study of Aging e seguite per un periodo medio di otto anni.

I partecipanti sono stati sottoposti al Brief Smell Identification Test (BSIT), un test semplice basato sul riconoscimento di 12 odori attraverso un cartoncino da grattare e annusare, tra cui sapone, cuoio, fragola, limone e mentolo. Il punteggio, da 0 a 12, permetteva di classificare il livello olfattivo: sotto 3 anosmia, sotto 8 olfatto compromesso, sopra 9 olfatto normale. Durante gli otto anni di osservazione, 102 partecipanti hanno sviluppato un deterioramento cognitivo e 34 hanno ricevuto una diagnosi di demenza.

Il dato più sorprendente è che il semplice test olfattivo si è dimostrato predittivo quanto l’imaging amiloide, una delle tecniche diagnostiche più sofisticate disponibili, ma con un vantaggio enorme: è non invasivo, rapido e accessibile a chiunque.

Perché l’olfatto anticipa la memoria: la spiegazione neurologica

Il legame tra olfatto e Alzheimer non è casuale. Le aree cerebrali coinvolte nel riconoscimento degli odori — bulbo olfattivo, corteccia piriforme, ippocampo — sono tra le prime a subire danni nelle fasi iniziali della malattia. Il bulbo olfattivo degenera precocemente, trascinando con sé le strutture collegate alla memoria e al riconoscimento. Ecco perché un calo olfattivo improvviso, non spiegabile da cause temporanee come raffreddori o allergie, può rappresentare un indicatore di stress neurologico precoce ben prima che compaiano i sintomi cognitivi classici.

Il coautore dello studio, Jeffrey Motter, sottolinea che i test olfattivi potrebbero diventare uno strumento fondamentale nella medicina di base, permettendo di identificare rischi cognitivi in una fase in cui gli interventi fanno ancora la differenza. Se integrati nei controlli di routine, potrebbero favorire diagnosi più tempestive, supportare le famiglie e aiutare la ricerca a individuare con anticipo le persone a rischio.

Cosa fare se si nota questo cambiamento

Va precisato con chiarezza che la difficoltà a riconoscere un odore familiare non significa automaticamente sviluppare l’Alzheimer. Allergie, infezioni respiratorie, alcuni farmaci e il semplice raffreddore possono alterare temporaneamente la percezione olfattiva. Il segnale diventa rilevante quando il fenomeno persiste nel tempo e peggiora progressivamente senza una spiegazione clinica evidente.

In questi casi vale la pena parlarne con il proprio medico di base, che potrà valutare se approfondire la situazione con test cognitivi specifici. Un piccolo gesto di attenzione, durante la doccia di ogni mattina, che potrebbe fare una differenza enorme. Perché con l’Alzheimer, come con molte altre malattie, il fattore più prezioso è uno solo: il tempo.