Panatta attacca il calcio italiano: “Situazione gravissima”

Giovanni Poloni

06/04/2026

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Nel pieno del dibattito sul futuro della Nazionale, arriva una presa di posizione che non passa inosservata. Adriano Panatta rompe il silenzio e lo fa con parole pesanti, destinate a far discutere. Non tanto per il tono, quanto per il contenuto: perché dietro le sue dichiarazioni si nasconde una critica più profonda di quanto possa sembrare a prima vista.

Il punto di partenza è semplice, quasi banale. Eppure, secondo l’ex campione, è proprio da lì che nasce il problema. “Mi sembra che tutto sia già stato dimenticato”, osserva, riferendosi al recente fallimento della Nazionale.

“Mi sembra che Bosnia-Italia sia già stata dimenticata. Le attenzioni sono tutte per Inter-Roma, poi domani per Napoli-Milan e della Nazionale già non si parla più. E questo è un errore enorme”.

Una frase che apre a una riflessione più ampia: possibile che una delusione così pesante venga archiviata nel giro di pochi giorni?

Una memoria troppo corta

Il calendario calcistico non si ferma mai, tra campionato e coppe. Ma è davvero questa la ragione per cui l’attenzione si sposta così rapidamente? Panatta non sembra convinto. Anzi, lascia intendere che ci sia una tendenza diffusa a evitare il problema, più che ad affrontarlo.

Il rischio, secondo lui, è evidente: senza analisi, non può esserci soluzione. E senza soluzione, la situazione non può che peggiorare. “È un errore grave”, sottolinea, facendo capire che il tema non è solo sportivo, ma quasi culturale.

“Scordarsi già tutto è un errore grave, secondo me bisogna darsi molto da fare e fare le cose molto seriamente perché la situazione è gravissima e bisogna trovare delle soluzioni nel più breve tempo possibile, altrimenti sono guai”.

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Il nodo che nessuno affronta

Ma qual è, davvero, il problema? Panatta non lo esplicita subito. E forse è proprio questo a rendere le sue parole ancora più incisive. Si limita a parlare di una “situazione gravissima”, lasciando intendere che le difficoltà siano ben più radicate di una semplice sconfitta.

Dietro i risultati, infatti, si nasconde un sistema che fatica a rinnovarsi. Un sistema in cui, secondo l’ex tennista, si intrecciano interessi, abitudini e scelte che finiscono per bloccare ogni tentativo di cambiamento reale.

Il problema dei giovani talenti