Non è bastato un normale esame del sangue. E probabilmente non basterebbe nemmeno una serie di controlli di routine. Il malore accusato da Jannik Sinner durante il Roland Garros 2026 — quando il numero uno del mondo è crollato in cinque set contro Juan Manuel Cerundolo, pagando un crollo fisico improvviso e inspiegabile — non è un episodio isolato. I
l professor Andrea Bernetti, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Simfer, ha formulato per l’agenzia AdnKronos Salute le ipotesi più accreditate su cosa stiano davvero cercando i medici del campione al San Raffaele di Milano. La parola chiave è una: infiammazione silente.
Non è la prima volta: Cincinnati, Shanghai, Roma e ora Parigi
Il dato che più preoccupa non è il singolo episodio parigino, ma la serie. Bernetti lo dice esplicitamente: lo staff medico di Sinner è alla ricerca di qualcosa che possa spiegare «il malore di Sinner in Francia, e gli altri simili di cui ha sofferto in altre occasioni».
Le occasioni citate sono Cincinnati, Shanghai e Roma: tre tornei diversi, tre momenti diversi della stagione, tre contesti climatici e ambientali differenti. Un pattern che trasforma quello che potrebbe sembrare un incidente di percorso in qualcosa di più strutturale, che il semplice riposo non può risolvere.
È proprio per questo che Sinner si è presentato al San Raffaele con l’obiettivo dichiarato di «analizzare in modo sistemico e profondo come l’intero organismo risponde allo stress cronico del circuito agonistico». Non una visita, ma un’indagine.
L’infiammazione silente: cos’è e perché è difficile da trovare
Il concetto al centro dell’analisi di Bernetti è quello di infiammazione silente: uno stato infiammatorio cronico di bassa intensità, non immediatamente rilevabile attraverso i normali esami del sangue, ma capace di condizionare in modo significativo le prestazioni fisiche e la capacità di recupero di un atleta. «Esistono procedure di ultima generazione che possono identificare la cosiddetta infiammazione silente attraverso la misurazione delle sostanze prodotte dall’infiammazione e valutando il delicato equilibrio ormonale» spiega l’esperto.
È proprio su questo fronte che si concentrerebbe la parte più avanzata degli accertamenti al San Raffaele: diagnostica strumentale di ultima generazione e esami di laboratorio molto avanzati, ben oltre i parametri standard. Un approccio che richiede competenze altamente specializzate e che spiega la presenza al fianco di Sinner del professor Alberto Zangrillo, con cui il campione ha lasciato l’ospedale nel tardo pomeriggio dell’8 giugno.
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