Arriva una svolta decisiva nelle indagini sulla morte di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo salernitano di 53 anni trovato senza vita, con il corpo carbonizzato, in un terreno agricolo in località Cioffi, a Eboli, in provincia di Salerno. Il ritrovamento risale alla notte tra il 19 e il 20 luglio scorsi.
Il fermo dell’uomo ritenuto responsabile
Nella giornata di venerdì 25 luglio, al termine di una vasta attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Salerno e condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri, gli inquirenti hanno individuato e sottoposto a fermo di indiziato di delitto l’uomo ritenuto responsabile dell’omicidio del giornalista.
L’operazione, che ha visto anche il supporto del Reparto Investigazioni Tecniche del Ros e dello Squadrone Cacciatori di Puglia, si è conclusa con il rintraccio del sospettato all’interno di un casolare abbandonato, nella zona a sud della provincia di Salerno, dove l’uomo si era nascosto nei giorni successivi al delitto.
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Le indagini: telecamere, telefoni e un incontro sospetto
Determinante per l’individuazione del sospettato è stato il lavoro di ricostruzione condotto dagli investigatori a partire dall’abitazione della vittima, dove sono stati acquisiti computer, documenti e un secondo telefono cellulare. Il dispositivo principale di Esposito, invece, risulta ancora introvabile: l’ultimo accesso a WhatsApp risalirebbe alle 22:30 di sabato sera, poco prima della scomparsa del giornalista.
Le telecamere di videosorveglianza della zona avrebbero inoltre ripreso Esposito a bordo della propria auto in compagnia di un uomo, la cui identità sarebbe stata proprio al centro degli accertamenti che hanno portato al fermo di queste ore.
I dettagli emersi dall’autopsia
A rendere ancora più drammatica la vicenda sono i primi risultati dell’esame autoptico eseguito sul corpo della vittima. Dai rilievi medico-legali sarebbe emerso che Esposito era ancora vivo nel momento in cui è stato dato alle fiamme: la presenza di tracce di fumo nei polmoni confermerebbe infatti l’inalazione del fumo dell’incendio, appiccato al culmine di un’aggressione in cui il giornalista sarebbe stato precedentemente colpito e soffocato.
Il rogo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato appiccato con l’intento di cancellare eventuali tracce biologiche o segni della colluttazione presenti sugli indumenti della vittima.
Cosa resta ancora da chiarire
Nonostante la svolta rappresentata dal fermo, le indagini proseguono per ricostruire con precisione il movente e la dinamica esatta dell’aggressione. Gli inquirenti mantengono al momento il massimo riserbo sull’identità del fermato e sugli elementi specifici che hanno portato alla sua individuazione, mentre si continua a lavorare per fare piena luce su quanto accaduto nelle ultime ore di vita del giornalista.
Resta inoltre da accertare se, e in che misura, altre persone possano essere state coinvolte nella vicenda, un aspetto sul quale gli investigatori proseguono gli accertamenti nei prossimi giorni.
Fonte: Adnkronos, Today.it, Quotidiano.net






