Tagli illegittimi alle pensioni, Inps ammette l’errore: scattano arretrati e interessi

Giovanni Poloni

05/04/2026

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale si trova nuovamente al centro di una tempesta burocratica e contabile che coinvolge migliaia di pensionati italiani. Al centro della vicenda c’è un errore nell’applicazione dei tagli previsti dalla manovra economica del 2024 che ha finito per colpire ingiustamente una vasta platea di lavoratori pubblici. Si tratta di un disguido tecnico e normativo che ha comportato decurtazioni non dovute sugli assegni previdenziali per una cifra complessiva stimata intorno ai 40 milioni di euro.

La correzione arriva dopo oltre due anni di incertezze durante i quali molti cittadini hanno visto il proprio potere d’acquisto ridursi a causa di una interpretazione errata delle norme vigenti. Ora l’ente previdenziale è chiamato a rimediare attraverso l’erogazione degli arretrati e il calcolo degli interessi legali maturati nel tempo.

La natura del disguido tecnico

Il problema trae origine da una specifica disposizione della legge di bilancio che introduceva una revisione delle aliquote di rendimento per alcune categorie di dipendenti pubblici. Nelle intenzioni del legislatore questo correttivo doveva essere applicato esclusivamente a coloro che accedevano alla pensione anticipata cercando così di limitare l’esborso statale per le uscite precoci dal mondo del lavoro.

Tuttavia per un errore di coordinamento e di implementazione informatica il taglio è stato esteso indebitamente anche a chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria. Questa sovrapposizione ha generato una trattenuta illegittima su assegni che per legge avrebbero dovuto mantenere il calcolo originale senza subire alcuna penalizzazione legata alle nuove tabelle di rendimento.

Le ripercussioni di questo errore amministrativo sono particolarmente evidenti nel settore pubblico dove diverse casse previdenziali sono state colpite simultaneamente. Tra i soggetti maggiormente danneggiati figurano i dipendenti della sanità pubblica compresi medici e infermieri ma anche il personale della scuola e degli enti locali. Non sono stati risparmiati nemmeno i lavoratori del comparto giustizia e i dipendenti degli uffici giudiziari. Per molti di questi professionisti la decurtazione mensile ha rappresentato un ammanco significativo che in alcuni casi ha superato le diverse centinaia di euro all’anno. La platea degli interessati è vasta e comprende migliaia di individui che si sono ritrovati pensionati con un importo inferiore a quello spettante di diritto.

La correzione della rotta da parte dell’Inps non è avvenuta in modo del tutto spontaneo ma è stata accelerata da una serie di azioni legali intraprese dai pensionati più attenti e dalle associazioni di categoria. Diversi ex dipendenti pubblici una volta analizzati i propri cedolini e confrontati i calcoli con i consulenti del lavoro hanno deciso di impugnare i provvedimenti di liquidazione della pensione. Questi ricorsi hanno evidenziato la palese violazione della norma che escludeva esplicitamente la pensione di vecchiaia dai nuovi tagli. La pressione giuridica insieme alle segnalazioni dei sindacati ha spinto l’istituto a riconoscere l’errore sistematico e ad avviare le procedure per il ripristino delle somme corrette.

Il calcolo degli arretrati e degli interessi