Un dirigente medico in servizio in una Asl della regione Puglia è stato licenziato al termine di un’indagine condotta dai carabinieri del Nas di Taranto, che ha portato alla luce un presunto sistema parallelo di accesso alle prestazioni sanitarie, in violazione delle procedure ufficiali e delle norme che regolano il Servizio sanitario nazionale.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il professionista avrebbe consentito a numerosi pazienti di ottenere visite specialistiche e ricoveri senza passare dal Centro unico di prenotazione (Cup) e senza la necessaria impegnativa medica. Un meccanismo che, di fatto, permetteva di aggirare le liste d’attesa, creando un canale preferenziale in contrasto con i principi di equità e trasparenza del sistema pubblico.



Il sistema parallelo e le irregolarità documentali
Le indagini dei Nas hanno evidenziato come non si trattasse di episodi isolati, ma di una modalità operativa strutturata. Il dirigente avrebbe gestito un circuito alternativo per l’accesso alle cure, facilitato anche da una gestione irregolare della documentazione sanitaria.
In particolare, gli investigatori parlano di una sistematica omissione nell’archiviazione degli atti obbligatori, elemento che avrebbe reso meno tracciabili le prestazioni e consentito di bypassare i controlli interni. Questo avrebbe permesso a determinati pazienti di accedere direttamente a visite e ricoveri, senza seguire il percorso previsto.
Le irregolarità sono emerse attraverso un lavoro di verifica incrociata tra i database informatici aziendali e i registri cartacei, che ha fatto emergere incongruenze nella gestione delle prestazioni e ha consentito di ricostruire il funzionamento del sistema.
Il danno ai cittadini e il tema delle liste d’attesa
Il meccanismo, secondo quanto riferito dai carabinieri, avrebbe prodotto un danno diretto ai cittadini regolarmente inseriti nelle liste d’attesa, spesso costretti a tempi lunghi per ottenere visite o ricoveri.
In un contesto già segnato da criticità strutturali, come quello delle liste d’attesa nella sanità pubblica, pratiche di questo tipo finiscono per amplificare le disuguaglianze, creando percorsi privilegiati a scapito della collettività e minando la fiducia nel sistema.
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