
La vicenda si è accesa in Commissione di Vigilanza Rai, dove alcuni deputati dem hanno chiesto chiarimenti formali all’azienda in merito all’ipotesi che Cerno possa guidare il programma “La Notizia”, con partenza prevista dal 3 marzo.
La richiesta di chiarimenti del Pd
Secondo quanto riportato da fonti parlamentari, nella nota inviata all’azienda si evidenzia come Cerno, attuale direttore de Il Giornale ed ex direttore de Il Tempo, sia alla guida di testate considerate vicine all’area di governo e riconducibili al gruppo editoriale dell’imprenditore e parlamentare della Lega Antonio Angelucci.
I parlamentari firmatari sottolineano che, qualora l’indiscrezione fosse confermata, la scelta rappresenterebbe – a loro avviso – “l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica”.
Il nodo del pluralismo

Il punto sollevato dai dem riguarda la coerenza con il principio di pluralismo che dovrebbe caratterizzare il servizio pubblico. Secondo questa lettura, l’eventuale assegnazione della striscia a Cerno sarebbe politicamente sbilanciata e poco compatibile con l’equilibrio editoriale richiesto alla Rai.
La replica di Cerno: “Tentativo di censura”
La risposta del direttore non si è fatta attendere. Cerno ha respinto le accuse parlando apertamente di tentativo di censura nei confronti di voci non allineate.
“Non gli basta zittire Andrea Pucci. Devono tappare la bocca anche a me”, ha dichiarato, aggiungendo con tono polemico che l’attacco sarebbe motivato da pregiudizi ideologici.
Secondo il direttore, la richiesta di escluderlo dal servizio pubblico rappresenterebbe un segnale preoccupante per il dibattito democratico e per la libertà di espressione.
Il clima in Rai e le tensioni politiche
Il caso Cerno si inserisce in un clima già teso attorno alla governance e alle scelte editoriali della Rai. Le recenti polemiche su nomine, conduzioni e presunte pressioni politiche hanno alimentato un confronto sempre più acceso tra maggioranza e opposizione.
Al centro dello scontro resta la questione del pluralismo: da una parte chi denuncia un utilizzo politico del servizio pubblico, dall’altra chi parla di esclusione sistematica delle voci considerate non conformi alla linea culturale dominante.
Per ora si tratta di una richiesta di chiarimenti e non di una decisione formale. Ma il dibattito è già diventato politico e rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro tra partiti, con la Rai ancora una volta al centro della polemica.