Il presunto movente e la richiesta di ergastolo
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il possibile movente sarebbe legato alla relazione extraconiugale che Dassilva avrebbe avuto con Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli. Gli investigatori ritengono che la vittima potesse rappresentare un ostacolo alla prosecuzione di quel rapporto e che proprio questo avrebbe portato all’aggressione mortale.
Una tesi sempre contestata dalla difesa, che ha definito prive di fondamento le conclusioni della Procura e ha chiesto l’assoluzione dell’imputato.
Durante tutto il processo, accanto a Dassilva è rimasta la moglie Valeria Bartolucci, che ha continuato a sostenerne pubblicamente l’innocenza. La donna ha ribadito più volte di essere convinta che il marito non abbia alcun coinvolgimento nell’omicidio e ha confermato la propria versione dei fatti anche davanti ai giudici.
Nelle battute finali del processo il pubblico ministero Daniele Paci ha chiesto la condanna all’ergastolo. Per l’accusa, gli elementi raccolti nel corso delle indagini sarebbero sufficienti a dimostrare la responsabilità dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio.
Attesa per la sentenza
Dopo oltre due anni di accertamenti, perizie, testimonianze e confronti in aula, il caso si avvia ora verso il suo passaggio più importante. La Corte d’Assise dovrà decidere se accogliere la ricostruzione della Procura o quella della difesa.
La sentenza è attesa con grande attenzione non solo dai familiari della vittima e dall’imputato, ma anche da un’opinione pubblica che ha seguito ogni fase della vicenda. Da una parte la richiesta di ergastolo avanzata dall’accusa, dall’altra la proclamata innocenza di Louis Dassilva. Nelle prossime ore arriverà il verdetto destinato a segnare uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni.




