Dopo un emozionante testa a testa tra il “sì” e il “no”, gli islandesi sembrano pronti a rispondere negativamente al quesito referendario sulla riapertura dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea. A scrutinio ormai avanzato, il fronte del No risulta in vantaggio.
Un testa a testa fino all’ultimo voto
Il conteggio, iniziato a urne chiuse nella serata di sabato, è stato caratterizzato da un equilibrio fortissimo tra le due opzioni. Sui primi 153.197 voti scrutinati su 270.000 aventi diritto, secondo l’emittente pubblica RUV, il No si era attestato al 50,1% contro il 49,9% del Sì, con appena 435 voti di scarto. Con il proseguire dello spoglio, il distacco si è progressivamente ampliato: secondo gli ultimi aggiornamenti, il No avrebbe raggiunto circa il 52,5%, contro il 47,5% del Sì, con un margine di quasi diecimila voti.
La capitale premia il Sì, ma meno del previsto
Determinante per l’andamento del voto è stato il risultato nella capitale Reykjavík, dove risiede circa un terzo della popolazione islandese. Qui il Sì ha prevalso, ma con un margine inferiore alle attese della vigilia: nella circoscrizione di Reykjavík Sud il Sì si è fermato al 54,49%, contro il 45,51% del No, mentre nel collegio di Reykjavík Nord il risultato è stato più favorevole ai sostenitori dell’adesione, con il 57,51% di consensi.
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Perché si è votato: le tensioni con Trump
Il referendum era stato promosso dalla premier Kristrún Frostadóttir, leader dell’Alleanza socialdemocratica e a capo di una coalizione di governo filoeuropea. Il voto era originariamente previsto entro il 2027, ma è stato anticipato a causa delle crescenti tensioni internazionali, comprese le minacce del presidente statunitense Donald Trump nei confronti della vicina Groenlandia.
Il vero tema del dibattito: la pesca
Nonostante il contesto geopolitico abbia contribuito ad accelerare i tempi della consultazione, il dibattito nella nazione insulare di quasi 400mila abitanti si è concentrato soprattutto su un tema economico interno: il settore della pesca, da sempre considerato strategico e delicato per l’economia islandese in ogni discussione sui rapporti con Bruxelles.
Cosa comporterebbe una vittoria del Sì
Va precisato che il referendum riguarda esclusivamente la possibilità di riavviare i negoziati di adesione con l’Unione Europea, sospesi dal 2013 dopo l’apertura avvenuta nel 2010 in seguito alla crisi finanziaria che colpì il Paese. Una vittoria del Sì non comporterebbe quindi l’ingresso automatico dell’Islanda nell’Ue: al termine di eventuali nuovi negoziati con Bruxelles, i cittadini islandesi sarebbero comunque chiamati a esprimersi nuovamente con un secondo referendum.
Un esito atteso fino all’ultimo
Il governo aveva mantenuto un profilo cauto durante l’intera campagna elettorale, consapevole della natura fortemente divisiva del tema: per mesi i sondaggi avevano mostrato un margine ridottissimo tra le due posizioni, con le ultime rilevazioni della vigilia che già indicavano un leggero vantaggio dei contrari alla riapertura dei negoziati.
Fonte: Ansa, Adnkronos, Il Post, Gazzetta del Mezzogiorno




