Dopo la morte per difterite di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni che non aveva mai ricevuto alcuna vaccinazione, a Palermo è partita una risposta coordinata per tutelare la salute dei minori e arginare la diffusione delle teorie no vax. La vicenda ha spinto la procura per i minorenni ad accelerare i controlli, coinvolgendo scuole, Asp, Comune e forze dell’ordine in un’azione che prenderà ufficialmente il via con l’inizio del nuovo anno scolastico.
La verifica, definita “urgentissima”, è stata disposta dalla procuratrice per i minorenni Claudia Caramanna. Dal primo giorno di scuola i carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari della zona nord di Palermo per individuare i bambini che non risultano in regola con gli obblighi vaccinali. L’intervento riguarderà in particolare una fascia della popolazione infantile che, soprattutto negli anni precedenti all’ingresso nella scuola dell’obbligo, può sfuggire più facilmente ai controlli.
Uno dei sistemi utilizzati da alcune famiglie contrarie ai vaccini consisterebbe nel presentare la prenotazione di un appuntamento, senza poi sottoporre realmente il bambino alla vaccinazione. La stessa procedura verrebbe quindi ripetuta per rinviare il più a lungo possibile l’adempimento. “Può funzionare alla materna, ma alla prima elementare i controlli sono stringenti”, precisa Giusto Catania, dirigente scolastico. La prossima settimana il Comune di Palermo scriverà anche al Provveditorato agli studi per organizzare una campagna congiunta di informazione e sensibilizzazione.
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Quando il 15 settembre inizieranno le lezioni in tutti gli ordini e gradi, secondo il calendario stabilito dalla Regione, i militari avranno già a disposizione una procedura definita. I nominativi degli iscritti vengono registrati sul portale ministeriale Sidi, mentre gli istituti scolastici trasmettono gli elenchi all’Asp. L’azienda sanitaria verifica quindi i dati attraverso l’anagrafe vaccinale e comunica alle scuole i nomi degli alunni che non risultano in regola. L’Asp conosce la situazione vaccinale dei bambini residenti nell’intera area metropolitana di Palermo, non soltanto nella zona nord sulla quale, in questa fase, si concentra l’attenzione.
Le conseguenze per le famiglie possono andare oltre una semplice richiesta di regolarizzazione. Le sanzioni previste dalla legge oscillano tra cento e cinquecento euro. Qualora venga riscontrata una condizione di “grave negligenza”, come l’assenza delle visite pediatriche, può essere valutata anche la perdita della potestà genitoriale. È questo il passaggio più delicato dell’operazione, destinata non soltanto a controllare i certificati, ma anche a far emergere eventuali situazioni di abbandono sanitario.
“Tutto quello che favorisce le vaccinazioni è utile”, dice Giusto Catania, dirigente dell’Istituto comprensivo Giuliana Saladino al Cep. “Quindi ben vengano le attività dei carabinieri e il segnale che la procura sta inviando con forza alla città”. L’ex assessore comunale aggiunge che “sono i piccoli da zero a sei anni quelli che più facilmente sfuggono ai controlli perché nido e scuola dell’infanzia non sono scuole dell’obbligo, chi non frequenta non passa dal filtro scolastico”. Anna Rosa era stata estromessa lo scorso dicembre dalla scuola dell’infanzia Leonardo Sciascia dello Zen, che frequentava, proprio perché non era mai stata vaccinata.

Secondo Catania, gli istituti scolastici rappresentano dunque una delle principali linee di difesa. “La battaglia è culturale: con il Covid è aumentata la consapevolezza, ma anche il complottismo no vax e le parole della mamma di Anna Rosa sono le stesse parole di Trump”. L’iniziativa promossa dalla procura, prosegue il dirigente, “manifesta la volontà di affrontare il problema”.
A sottolineare la necessità di un intervento coordinato è anche Giovanna Perricone, garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza. A suo giudizio, l’importanza dell’iniziativa risiede soprattutto nella catena di azioni che i controlli possono attivare. “Dalle verifiche possono partire le segnalazioni dei genitori alle autorità, le sanzioni e la presa in carico della famiglia, accompagnata da un dialogo sul fronte dell’istruzione e dell’educazione, valori oltretutto propri della scuola. Non so se questa sia la scelta giusta, ma è certamente un modo per affrontare la questione”.
Perricone avverte che il rifiuto delle vaccinazioni è ormai diventato “parte di un’ideologia” e ritiene necessario contrastarlo attraverso “un’operazione a tappeto e strategica”. Alle verifiche istituzionali dovrebbe essere affiancato un lavoro culturale continuativo e diffuso. “Dal momento che non possiamo chiudere i social”, spiega, “bisogna compensare e parlarne in modo capillare, anche nei supermercati i genitori devono trovare video che spiegano l’importanza dei vaccini, solo così si incrinano le idee complottiste”.
Intanto, nei centri vaccinali palermitani le prime conseguenze della tragica vicenda si sarebbero già manifestate. Dopo l’interruzione del fine settimana, l’azienda sanitaria si prepara a ricevere un numero maggiore di famiglie. “Da lunedì ci aspettiamo un incremento delle vaccinazioni e dei richiami – annuncia l’Asp – dovuto alla paura dei rischi dopo la terribile vicenda di Anna Rosa e al desiderio di mettersi in regola in vista della scuola. Siamo attrezzati per sostenere tutte le richieste”.






