Tassa sui grandi patrimoni, è scontro: la spinta di Landini, i dubbi di Pd e M5S

Giovanni Poloni

22/06/2026

La busta paga di Maurizio Landini: lo stipendio del segretario CGIL a gennaio 2026. Tutti i numeri

C’è un tema capace, più di altri, di accendere il confronto politico e di tracciare un solco netto tra gli schieramenti: la patrimoniale, ovvero un’imposta sui grandi patrimoni. A riportarla con forza al centro della scena è il segretario della Cgil Maurizio Landini, che ne ha fatto una bandiera. Ma la sua iniziativa, anziché compattare la sinistra, ne ha messo a nudo le divisioni, scatenando al tempo stesso la reazione del centrodestra.

I numeri della proposta

Il leader sindacale ha rilanciato l’idea di un contributo di solidarietà calibrato sui contribuenti più facoltosi. Nel dettaglio: un prelievo dell’1,2% che interesserebbe circa 500mila persone su una popolazione di 60 milioni, con un gettito stimato fino a 26 miliardi di euro. Risorse che, secondo Landini, andrebbero indirizzate verso scuola, sanità e politiche industriali.

Alla base della proposta, ha spiegato, c’è un principio di equità fiscale: chi dispone di maggiori ricchezze dovrebbe contribuire in proporzione. Un ragionamento che il sindacalista estende anche alle rendite immobiliari, alle rendite finanziarie e ai profitti.

Queste le sue parole:

“Se ne vanno se pagano un contributo di solidarietà dell’1,2%? Vadano un po’ dove vogliono, ma siamo noi a garantire loro su sanità pubblica e scuola. Gliele paghiamo noi, perché siamo noi a pagare le tasse. Non pagano un cavolo sulle successioni. Il problema è che non se ne vanno quelli che non se ne possono andare. Allora, basta. Se nel nostro Paese hai più del 50% che non va a votare, significa che metà Paese non si sente rappresentato e rischia di sentirsi da solo e questo elemento è collegato alle disuguaglianze, che è sotto gli occhi di tutti. Affrontare in modo radicale e netto una riforma fiscale che abbia un principio costituzionale ‘chi più ha più deve contribuire’. Questa cosa deve riguardare le renditi immobiliari, le rendite, i profitti”.

La replica sulla fuga dei capitali

Il punto più discusso resta il timore che una simile imposta possa spingere i grandi patrimoni a trasferirsi all’estero. Un’obiezione che Landini ha respinto, sostenendo che un prelievo contenuto non basterebbe a far emigrare chi è realmente legato al Paese, e rivendicando il ruolo del sistema pubblico nel garantire servizi essenziali a tutti i cittadini.

Il sindacalista ha inoltre messo in relazione l’alto tasso di astensione alle urne con il senso di disuguaglianza avvertito da una parte della popolazione. L’altro punto che sollevano alcuni utenti online è anche quanto guadagna Landini, di cui vi avevamo raccontato in passato, per capire se lui stesso verrebbe considerato nella manovra.

Le crepe nel campo largo

Se sul fronte sindacale la linea è chiara, ben più sfumata appare quella dei partiti che dovrebbero comporre la coalizione progressista. Secondo diverse ricostruzioni, sia il Partito democratico di Elly Schlein sia il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte avrebbero manifestato prudenza verso l’ipotesi di una patrimoniale, pur in presenza di un’area che continua a guardarvi con favore. Il risultato è un quadro in cui la sinistra fatica a esprimere una posizione unitaria su un tema tanto sensibile.

Leggi anche: Patrimoniale, Capezzone contro Schlein: “Fatele sapere questo”

Leggi anche: “Poveri ricchi!” Elly Schlein: quanto guadagna e il suo patrimonio

Cosa accade negli altri Paesi

Uno sguardo all’estero restituisce un panorama variegato. Tra i Paesi che mantengono una forma di imposta patrimoniale ci sono la Svizzera, a livello locale sul patrimonio netto delle persone fisiche, la Norvegia oltre certe soglie, oltre a Spagna e Colombia. Numerosi Stati l’hanno invece abolita nel tempo, tra cui Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Austria e i Paesi nordici. Un’eterogeneità che offre argomenti sia ai sostenitori sia ai critici della misura.

L’affondo della maggioranza

Dal centrodestra la risposta è stata immediata e dura. Il deputato di Forza Italia Francesco Battistoni ha accusato il leader della Cgil di condizionare l’agenda della sinistra, sostenendo che il via libera alla patrimoniale finirebbe per penalizzare il ceto medio e favorire la fuga dei capitali. Secondo l’esponente azzurro, una coalizione divisa su molti fronti troverebbe la propria unica convergenza nell’aumento delle tasse. Una lettura che la sinistra contesta, richiamando invece l’esigenza di un fisco più giusto.

Un dossier ancora tutto aperto

Quel che emerge è che la patrimoniale resta uno dei temi più divisivi del momento, capace di spaccare non solo destra e sinistra ma anche gli stessi alleati e gli osservatori. Tra chi la considera uno strumento di giustizia sociale e chi ne teme gli effetti sull’economia, la discussione è destinata a proseguire e a pesare sugli equilibri politici dei prossimi mesi.