L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale continua a sostenere le Borse mondiali, spingendo soprattutto i grandi titoli tecnologici statunitensi verso valutazioni sempre più elevate. Una corsa che, secondo un’analisi pubblicata sul blog della Banca centrale europea, presenta diverse analogie con i grandi cicli speculativi che hanno accompagnato le rivoluzioni tecnologiche del passato.
Lo studio porta la firma di cinque economisti dell’istituto di Francoforte: Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola. Il punto di partenza è rappresentato dall’andamento del mercato americano, dove numerosi indicatori si trovano vicini ai massimi storici. Anche nell’area euro le quotazioni sono aumentate, sebbene con un’intensità più contenuta.
Leggi anche:Il debito pubblico italiano sempre più in mani straniere
Leggi anche:Migranti, i tribunali italiani si ribellano: la “botta finale”
Leggi anche:Ranucci, il post su Falcone e Borsellino fa calare il gelo: la reazione delle famiglie
A sostenere il rialzo è soprattutto la convinzione che l’Ia generativa possa trasformare profondamente l’economia, migliorare la produttività delle imprese e creare nuove opportunità di profitto. Il dubbio sollevato dagli economisti è però inevitabile: i prezzi attuali riflettono una valutazione razionale del potenziale della tecnologia oppure stanno preparando una nuova bolla simile a quella delle società dot-com?
Per rispondere, gli autori hanno esaminato alcuni dei principali cambiamenti tecnologici degli ultimi due secoli. Dal boom ferroviario dell’Ottocento alla diffusione dell’elettricità e della radio negli anni Venti, fino all’espansione di internet negli anni Novanta, il copione è stato spesso simile. Le innovazioni capaci di cambiare realmente la società hanno attirato enormi quantità di capitale, facendo salire rapidamente le valutazioni delle aziende coinvolte prima di una successiva caduta.
La conclusione della Bce è che “una correzione delle attuali valutazioni di Borsa è probabile”. Questo non significa necessariamente che i prezzi abbiano già raggiunto il livello massimo. Qualora l’intelligenza artificiale confermasse il proprio carattere rivoluzionario, le aziende del settore potrebbero raggiungere in futuro quotazioni ancora più alte, anche dopo un eventuale ridimensionamento. Il momento della correzione, tuttavia, non può essere stabilito in anticipo: i cicli di espansione e crollo diventano riconoscibili soprattutto quando sono ormai terminati.
Il problema non riguarda soltanto Wall Street. Il peso delle cosiddette Magnifiche 7 – Alphabet, Amazon, Apple, Tesla, Meta, Microsoft e Nvidia – all’interno dei principali indici internazionali espone indirettamente anche milioni di risparmiatori europei alle oscillazioni del settore tecnologico americano. Questi gruppi occupano infatti una posizione dominante in indici molto diffusi, come l’Msci World, utilizzati come riferimento da numerosi strumenti finanziari.
Incrociando i dati relativi ai sottoscrittori di fondi comuni ed Etf, gli economisti stimano che le famiglie dell’Eurozona possiedano un’esposizione complessiva di circa 440 miliardi di euro verso i titoli tecnologici statunitensi. Una parte consistente di questo investimento non avviene attraverso l’acquisto diretto delle azioni, ma tramite prodotti finanziari diversificati. Per questo molti risparmiatori potrebbero non essere pienamente consapevoli del livello di concentrazione presente nei propri portafogli.
L’esposizione non si limita alle famiglie. Anche le compagnie assicurative e i fondi pensione detengono posizioni rilevanti nei grandi gruppi tecnologici americani. Le stime contenute nell’analisi si riferiscono ai cinque maggiori detentori dell’area euro e utilizzano i valori di mercato registrati nel terzo trimestre del 2025.
Il settore tecnologico europeo, più piccolo e caratterizzato da valutazioni inferiori, appare meno esposto al rischio di una bolla nata direttamente nel Vecchio continente. Questo elemento, però, non rappresenta una protezione sufficiente. Una forte caduta dei titoli americani si trasferirebbe rapidamente agli indici globali e, di conseguenza, ai portafogli di famiglie, assicurazioni e fondi pensione europei.
Secondo la Bce, una correzione potrebbe quindi produrre un “impatto grave”, andando oltre le semplici perdite di Borsa. Il calo dei mercati potrebbe ridurre la fiducia di famiglie e imprese, rendere più difficili le condizioni di finanziamento e rallentare le assunzioni. Un eventuale crollo della corsa all’intelligenza artificiale, dunque, non rimarrebbe confinato negli Stati Uniti, ma avrebbe conseguenze dirette anche sull’economia e sui risparmi dell’Eurozona.






