Da un lato, spiega, non ci sono allo stato elementi per parlare di terrorismo islamista pianificato. Dall’altro, sarebbe un errore altrettanto grave liquidare tutto come il gesto imprevedibile di un folle: «Parliamo comunque di un’aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull’integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante».
Sul tema dei lupi solitari — individui che si radicalizzano in solitudine senza appartenere a strutture organizzate — il ministro sottolinea che l’Italia dispone di uno dei sistemi di prevenzione più avanzati in Europa, ma che questo tipo di minaccia resta «tra le più insidiose» proprio per la sua imprevedibilità strutturale.
«L’integrazione non si misura con un titolo di studio»
La parte più densa dell’intervista riguarda il tema delle seconde generazioni. Piantedosi respinge l’argomento usato da parte della sinistra — secondo cui El Koudri, essendo cittadino italiano e laureato, rappresenterebbe un caso di integrazione riuscita — con una distinzione netta: «L’integrazione non si misura con un titolo di studio, un passaporto o con un’etichetta sociologica. È un processo molto più profondo e complesso, che riguarda educazione, legalità, lavoro, condivisione dei valori democratici e condizioni sociali reali. E talvolta, soprattutto nelle seconde generazioni che crescono in contesti di disagio o marginalità, questo percorso può fallire».
Lo scontro politico: Salvini vs Tajani
L’episodio ha riacceso immediatamente il dibattito interno alla maggioranza. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto lo stop ai permessi di soggiorno per chi delinque e ha definito El Koudri un «criminale di seconda generazione». Il vicepremier Antonio Tajani ha invece frenato, ricordando che El Koudri è a tutti gli effetti un cittadino italiano: «El Koudri è italiano». Una distinzione non secondaria, che rende inapplicabili le misure di espulsione invocate da Salvini e che sposta il dibattito su un terreno più scomodo: quello dell’integrazione fallita all’interno dei confini nazionali.
Piantedosi ha glissato sulla proposta della Lega, ribadendo che il governo ha già rafforzato gli strumenti legislativi con i recenti decreti sicurezza, e ha aggiunto: «Chi viene accolto in Italia deve rispettarne le leggi e i valori. È un principio di civiltà prima ancora che politico».
L’eroe civile: Luca Signorelli verso l’onorificenza
Il vicepremier Tajani ha scritto a Piantedosi per proporre di insignire al valore civile Luca Signorelli, il passante che ha contribuito a bloccare El Koudri dopo la fuga, venendo a sua volta colpito dal coltello. La presidente del Consiglio Meloni lo ha ringraziato pubblicamente, definendo il suo gesto «una scelta umana e luminosa». Le procedure per l’onorificenza seguiranno il loro corso istituzionale.
Cosa cambia adesso
Le indagini della Procura di Modena sono ancora in corso e un quadro definitivo sul movente e sulla natura dell’atto non è ancora disponibile. Il caso però ha già prodotto effetti politici concreti: ha riaperto il dibattito sulla gestione dei pazienti psichiatrici sul territorio — El Koudri aveva interrotto il percorso di cura nel 2024 — e ha rilanciato lo scontro tra le anime della maggioranza su immigrazione, cittadinanza e seconde generazioni. Piantedosi ha chiuso l’intervista con un messaggio politico preciso: «La sicurezza dovrebbe essere il primo terreno di unità nazionale. Purtroppo invece spesso prevalgono approcci ideologici che finiscono per indebolire l’azione dello Stato».


