Meloni rivendica il merito alla Camera ed esplode in Aula: durissima risposta a Silvestri

Giovanni Poloni

11/06/2026

Giorgia Meloni interviene alla Camera rivendicando il proprio percorso politico senza favoritismi

C’è una parola attorno a cui Giorgia Meloni ha costruito la sua replica più accesa alla Camera: merito. Di fronte a un’allusione sgradevole arrivata dai banchi dell’opposizione, la presidente del Consiglio non si è limitata a respingerla, ma ha colto l’occasione per rilanciare uno dei capisaldi della sua narrazione politica: l’idea di essere arrivata ai vertici delle istituzioni senza alcun aiuto. Una mossa retorica che ha trasformato un attacco personale in un’arma di rivendicazione.

Da provocazione a rivendicazione

Tutto è nato da un riferimento alle ginocchiere attribuito al deputato Silvestri, percepito dalla premier come un’insinuazione sul modo in cui sarebbe giunta a Palazzo Chigi. Anziché restare sulla difensiva, Meloni ha ribaltato il piano del confronto, rivolgendosi alla collega Laura Boldrini e spostando la discussione sul terreno del rispetto delle donne.

Il vero punto, secondo la presidente del Consiglio, non sarebbe l’allusione in sé, ma la difficoltà dell’opposizione ad accettare la sua ascesa. Da qui la frase destinata a fare il giro dei media: essere arrivata dove è arrivata senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie.

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La narrazione del percorso self-made

Quella della scalata senza scorciatoie non è una novità nel repertorio comunicativo di Meloni, che fin dagli esordi ha costruito la propria immagine pubblica sull’idea di un percorso partito dal basso e portato avanti con tenacia. Rivendicare il merito significa, per la premier, presentarsi come l’incarnazione di un modello in cui i risultati dipendono dall’impegno individuale e non da appoggi esterni.

In questa chiave, anche l’episodio della Camera diventa funzionale: trasformare un’offesa in un’occasione per ribadire la propria coerenza biografica e rafforzare il legame con il proprio elettorato. Una strategia che punta a consolidare l’identità della leader più che a vincere il singolo scambio dialettico.

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