“Assistere a questi siparietti ogni anno sulla Pace sta iniziando a diventare imbarazzante visto tutto il contorno”, scrive un utente su X. Altri sottolineano come il servizio pubblico non possa fingere che il contesto geopolitico non esista, soprattutto quando sullo stesso palco si lanciano messaggi di solidarietà e unità.
Il peso simbolico di Sanremo e la scelta della Rai
MI SONO SENTITO MALEEEEEE
UBALDO TI AMO 😭😭#Sanremo2026 pic.twitter.com/rC9GvBSXZw
— Jonathan✌🏻 (@jonathanzacconi) February 26, 2026
Il nodo, per molti osservatori, non riguarda solo Irina Shayk. Riguarda la Rai e il significato simbolico di Sanremo. Il Festival non è soltanto intrattenimento: è un evento identitario, che ogni anno rivendica di rappresentare l’Italia davanti al mondo.
Scegliere un volto internazionale è una strategia legittima. Ma quando quella scelta appare principalmente estetica, il rischio è che il messaggio venga percepito come superficiale. La conduzione non è una passerella: richiede ritmo, connessione con il pubblico, padronanza linguistica e capacità di interazione.
Glamour contro contenuto?
Irina Shayk ha portato fascino e visibilità globale all’Ariston. Tuttavia, la valanga di commenti sui social dimostra che il pubblico di Sanremo non si limita a guardare: giudica, interpreta, contesta.
La polemica non è solo sull’inglese o sull’outfit. È sulla coerenza tra forma e sostanza. È sulla percezione di un Festival che, tra glamour e messaggi impegnati, deve continuamente bilanciare immagine e contenuto.
E mentre l’hashtag continua a macinare reazioni, il caso Shayk diventa l’ennesimo capitolo di un Sanremo che, ancora una volta, riesce a trasformare ogni dettaglio in un caso nazionale.