Il governo prepara la legge contro i social: cosa prevede

Giovanni Poloni

05/04/2026

giorgia meloni firma legge sui social: le nuove regole su whatsapp, youtube, facebook e tiktok

Il disegno di legge non è nato a tavolino. Alle sue spalle ci sono episodi di cronaca che hanno lasciato il segno nell’opinione pubblica italiana. Il 25 marzo, a Trescore Balneario in provincia di Bergamo, un ragazzo di 13 anni è entrato a scuola con uno smartphone al collo che trasmetteva in diretta su Telegram, e ha accoltellato la sua professoressa di francese. Pochi giorni dopo, il 30 marzo, un 17enne è stato arrestato a Perugia con l’accusa di stare pianificando una strage scolastica.

In entrambi i casi gli investigatori hanno trovato connessioni con gruppi Telegram e comunità violente attive online. Due storie diverse, due città diverse, ma un denominatore comune che ha acceso un faro sul ruolo delle piattaforme digitali nella radicalizzazione dei giovanissimi. Un allarme che il governo non ha potuto ignorare.

Il precedente dei siti p*rno: quando le parole diventano fatti

Qualcuno potrebbe chiedersi se questa legge resterà sulla carta come tante altre. Ma c’è un precedente che invita a prendere sul serio l’iniziativa. Nelle stesse settimane, AgCom ha avviato concretamente la chiusura dei primi siti con contenuti porn*grafici che non avevano applicato le norme per la verifica dell’età. Circa 50 i siti coinvolti, con i primi provvedimenti già eseguiti sulle piattaforme italiane. Nei prossimi mesi la stessa misura sarà estesa anche ai grandi portali internazionali come YouPorn e Pornhub.

Questo dimostra che il governo è disposto a passare dalle dichiarazioni ai provvedimenti concreti, anche quando si tratta di sfidare piattaforme globali dotate di enormi risorse legali. La vera domanda è se la stessa determinazione reggerà quando si tratterà di trattare con colossi come Meta, Google e ByteDance, che hanno già combattuto battaglie simili in altri Paesi con tutti i mezzi a disposizione.

L’Italia segue il mondo: ma il nodo resta l’applicazione

L’Italia non è sola in questa direzione. La spinta verso una regolamentazione più severa dell’accesso dei minori ai social è ormai un fenomeno globale. L’Australia è stata la prima a fare il passo decisivo: dal 10 dicembre 2025 è in vigore una legge che vieta l’accesso ai social agli under 16. Nel Regno Unito e in diversi Paesi europei sono in corso dibattiti analoghi, alimentati da una crescente preoccupazione per gli effetti dell’esposizione prolungata ai social sulla salute mentale degli adolescenti.

L’Italia, con la soglia fissata a 15 anni, si collocherebbe in una posizione intermedia. Ma il vero banco di prova non sarà il numero scelto: sarà la capacità di far rispettare la norma nella pratica. I sistemi di verifica dell’età oggi disponibili sono notoriamente facili da aggirare per chiunque sia motivato a farlo. Senza strumenti tecnici solidi e sanzioni realmente dissuasive per le piattaforme che non si adeguano, qualsiasi limite resterà una dichiarazione di intenti.

Il disegno di legge è ancora in fase embrionale e molto potrà cambiare prima della versione definitiva. Ma il segnale politico è inequivocabile: la stagione della totale libertà digitale per i minori potrebbe essere davvero agli sgoccioli. E stavolta, a differenza di molte promesse passate, sembra che qualcuno voglia fare sul serio.