“ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente.”
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Il richiamo alla cautela
Non è un caso che, di recente, lo stesso Garante per la privacy sia intervenuto sul tema, richiamando media e televisioni al rispetto della presunzione di innocenza, della dignità delle persone coinvolte e delle regole deontologiche nel racconto del delitto. Un monito che fotografa i rischi di una spettacolarizzazione spinta oltre i limiti.
La cautela diventa ancora più necessaria alla luce del nuovo capitolo investigativo che vede coinvolto Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio. Anche in questo caso vale un principio irrinunciabile: si tratta di una persona indagata, non condannata, e fino a un eventuale accertamento definitivo resta pienamente valida la presunzione di innocenza.
La vittima al centro
In mezzo a tante ricostruzioni, ipotesi e contrapposizioni, c’è un punto che non dovrebbe mai passare in secondo piano: il rispetto per Chiara Poggi, la vittima e l’unica vera certezza di questa intera vicenda. Una ragazza la cui memoria rischia, paradossalmente, di essere oscurata proprio dal clamore che il caso continua a generare.
Diciannove anni dopo, il delitto di Garlasco resta privo di una verità condivisa, sospeso tra una difesa che punta alla revisione del processo e una nuova inchiesta ancora aperta. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, l’auspicio è che il racconto di questa storia sappia ritrovare la misura e il rispetto che una vicenda del genere imporrebbe.


