Futuro Nazionale, l’assemblea di Vannacci finisce nel caos: spintoni e tessere strappate

Giovanni Poloni

16/06/2026

Un finale tutt’altro che ovattato, lontano dai riflettori e dagli slogan urlati dal palco. La due giorni fondativa di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, si sarebbe chiusa a Roma con momenti di forte tensione: urla, spintoni e, secondo i racconti, persino qualche sberla. Una resa dei conti consumatasi dietro le quinte, ben diversa dall’immagine di compattezza offerta in pubblico.

Cosa è successo all’assemblea di Futuro Nazionale

A trasformare la kermesse in un terreno di scontro – riporta Rep – sarebbe stata una comunicazione tanto netta quanto inattesa: non verranno nominati i coordinatori regionali. Una decisione che ha spiazzato molti, soprattutto chi aveva investito energie e ambizioni nella costruzione del nuovo movimento sui territori.

A inasprire gli animi, poi, l’esclusione dall’assemblea nazionale di alcuni esponenti che ritenevano ormai certo il proprio posto nel cosiddetto “parlamentino” del partito. Un testimone oculare ha provato a minimizzare, descrivendo l’episodio con ironia come una “sana ordalia” e una normale dialettica interna, nello spirito del vecchio Msi. Eppure c’è chi, platealmente, avrebbe strappato la tessera in segno di protesta.

Il caso nomine e lo scontro Valdegamberi-Bof

Da oltre 36 ore, nei gruppi territoriali del movimento, non si parlerebbe d’altro che dell’acceso confronto andato in scena nella serata conclusiva. Tra i più infuriati ci sarebbe stato il consigliere regionale ed ex Lega Stefano Valdegamberi, che si sarebbe visto soppiantare da un conterraneo, anch’egli transitato dal Carroccio: il deputato Gianangelo Bof.

Un episodio emblematico delle frizioni che attraversano un partito in piena fase di costruzione. Per tentare di ricucire lo strappo, il coordinatore Massimiliano Simoni avrebbe annunciato un allargamento dell’assemblea nazionale, destinata a passare da 100 a 120 membri: una mossa pensata per allentare la pressione e accontentare un numero più ampio di aspiranti dirigenti.

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La strategia di Vannacci