Il momento più atteso — e più dirompente — dell’intervista riguarda la vicenda degli esodati. Erano i lavoratori che avevano lasciato il posto di lavoro, spesso con accordi di uscita anticipata, poco prima di raggiungere la pensione. Con l’entrata in vigore della Legge Fornero si erano trovati senza stipendio e senza assegno pensionistico, in un limbo economico che aveva generato proteste durissime e aveva trasformato il nome di Fornero in un bersaglio.
Oggi l’ex ministra indica tre fattori alla base di quell’errore. I primi due sono tecnici: «La mancanza di tempo che mi portò a fidarmi dei dati provvisori; l’oggettiva carenza di dati sugli accordi di esodo tra imprese e lavoratori». Poi arriva il terzo, quello che nessuno si aspettava: «Aggiungerei, anche alla volontà di danneggiarmi». Un’accusa diretta, senza nomi ma inequivocabile: qualcuno, a suo dire, avrebbe contribuito consapevolmente a non fornirle le informazioni necessarie per evitare quella catastrofe.
Una vita all’insegna dell’equilibrio: il filo rosso di un racconto inatteso
Quello che emerge dall’intervista è il ritratto di una donna che ha affrontato pressioni straordinarie in ogni fase della propria esistenza, cercando sempre lo stesso punto di approdo: l’equilibrio. Dall’adolescente che studiava guardando dalla finestra, all’economista chiamata a riformare il sistema pensionistico con i mercati che bruciavano, fino alla donna che oggi — a distanza di anni — trova le parole per dire cose che prima non aveva mai detto. La Fornero di questa intervista è più umana, più complessa e più libera di quella che il dibattito politico italiano aveva costruito e distrutto.



