“Ero il capro espiatorio giusto”: la lettera di Stasi dal carcere alle Iene

Giovanni Poloni

08/05/2026

alberto stasi garlasco

chiara poggi

Stasi non risparmia il sistema nella sua interezza — investigativo, giudiziario, mediatico: “Il fallimento del sistema, di tutto il sistema, è stato doppio perché non solo Chiara non ha avuto giustizia, ma hanno rovinato anche la mia vita, oltre ad aver lasciato in libertà uno o più assassini”. Una frase che i suoi sostenitori leggono come una profezia. Che i suoi critici continuano a leggere come la difesa di un condannato. E che oggi è impossibile ignorare.

“Lasciate stare i miei occhi — non fanno certo di me un assassino”

Nella lettera Stasi risponde anche a uno degli elementi più usati nei processi mediatici: il suo comportamento, la sua freddezza apparente, i suoi occhi. Con una stanchezza palpabile e una precisione chirurgica: “Lasciate stare i miei occhi (che sono chiari e non freddi) o la mia presunta antipatia. Difficile fare i simpatici quando ti accusano ingiustamente di aver ucciso la tua fidanzata, ti tengono sotto processo per più di otto anni, ti assolvono due volte, poi ti condannano e ti sbattono in galera per sedici anni. Magari poi sarò pure antipatico, ma questo non fa certo di me un assassino che non sono”.

La richiesta: “Solo leggete e informate”

La chiusura della lettera non era un grido disperato. Era una richiesta precisa, quasi professionale: “Vi chiedo solo una cosa: leggete e informate sulla base degli atti che leggete”. E il richiamo alla legittimità democratica del suo caso: “Le sentenze vengono pronunciate in nome del popolo italiano e penso, quindi, che il popolo italiano adesso debba sapere cosa è stato pronunciato in suo nome”.

La Procura di Pavia ha chiuso le indagini su Sempio. Gli atti sono in viaggio verso la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per l’eventuale avvio della revisione del processo. Stasi è ancora in carcere. Ma quella lettera — scritta quando nessuno sembrava ascoltare — è diventata il documento più citato di tutta la vicenda. Perché conteneva, già allora, tutto quello che è successo dopo.